Lo sviluppo e l’educazione precoce: perché i primi anni di vita costruiscono il futuro - DEASS
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I primi anni di vita rappresentano una finestra decisiva per lo sviluppo umano, grazie all’elevata plasticità cerebrale e all’interazione tra predisposizioni innate e ambiente educativo. L’approccio ECEC (Early Childhood Education and Care) promuove un’educazione precoce di qualità non come anticipo delle competenze, ma come investimento educativo e sociale per il benessere, l’equità e l’inclusione lungo tutto l’arco della vita.
Nei primi anni di vita si giocano alcune delle partite più importanti dello sviluppo umano.
Numerosi studi dimostrano, infatti, che le esperienze vissute nella prima infanzia gettano le fondamenta per la salute, l’apprendimento, la futura partecipazione sociale e il benessere lungo tutto l’arco della vita [1].
Come già sottolineato da Maria Montessori nei primi anni del ’900 attraverso il costrutto dei “periodi sensitivi” [2], i primi anni di vita costituiscono una vera e propria finestra di opportunità, in cui lo sviluppo è guidato dall’interazione dinamica tra predisposizioni innate e ambiente educativo.
Questo accade perché il cervello umano presenta un’elevata plasticità neuronale, con una rapida formazione e riorganizzazione delle connessioni sinaptiche, tanto che all’età di due anni il numero di tali connessioni ha già raggiunto vette elevatissime in risposta agli stimoli ambientali [3].
Per comprendere meglio come offrire e garantire alle bambine e ai bambini [4] il diritto ad un buon inizio, attraverso un’educazione e cura di qualità, occorre allora abbracciare le ultime evidenze scientifiche che hanno riconosciuto e documentato i benefici e gli innumerevoli vantaggi dell’educazione e degli interventi precoci. A livello internazionale, questo paradigma è difatti noto come Early Childhood Education and Care (ECEC) [5].
Numerosi studi dimostrano, infatti, che le esperienze vissute nella prima infanzia gettano le fondamenta per la salute, l’apprendimento, la futura partecipazione sociale e il benessere lungo tutto l’arco della vita [1].
Come già sottolineato da Maria Montessori nei primi anni del ’900 attraverso il costrutto dei “periodi sensitivi” [2], i primi anni di vita costituiscono una vera e propria finestra di opportunità, in cui lo sviluppo è guidato dall’interazione dinamica tra predisposizioni innate e ambiente educativo.
Questo accade perché il cervello umano presenta un’elevata plasticità neuronale, con una rapida formazione e riorganizzazione delle connessioni sinaptiche, tanto che all’età di due anni il numero di tali connessioni ha già raggiunto vette elevatissime in risposta agli stimoli ambientali [3].
Per comprendere meglio come offrire e garantire alle bambine e ai bambini [4] il diritto ad un buon inizio, attraverso un’educazione e cura di qualità, occorre allora abbracciare le ultime evidenze scientifiche che hanno riconosciuto e documentato i benefici e gli innumerevoli vantaggi dell’educazione e degli interventi precoci. A livello internazionale, questo paradigma è difatti noto come Early Childhood Education and Care (ECEC) [5].
Il concetto di “precoce”: criticità interpretative e cambiamenti culturali
Se andiamo ad analizzare il termine precoce, notiamo che nel linguaggio comune è spesso associato all’idea di anticipo o accelerazione dello sviluppo. Secondo la definizione del vocabolario Treccani [6], il concetto indica ciò che si manifesta, raggiunge la maturità prima del tempo considerato “normale” e fisiologico o che presenta uno sviluppo superiore, in termini di capacità, rispetto ai coetanei.
Questa accezione ha contribuito, negli ultimi anni, a generare equivoci sull’ECEC, talvolta interpretata come una spinta anticipatoria verso le competenze scolastiche formali.
La crescente attenzione nei confronti dei primi anni di vita sta portando, in effetti, sempre più famiglie, animate dal desiderio di offrire “il meglio” ai propri figli, a ricercare nei servizi educativi esperienze sempre più ricche e articolate, come l’esposizione precoce a lingue straniere o ad attività artistiche e musicali. Se da un lato ciò riflette una maggiore attenzione educativa delle potenzialità del bambino, dall’altro rischia di accentuare disuguaglianze sociali, soprattutto quando tali opportunità sono accessibili solo attraverso servizi privati, molto costosi e quasi esclusivi.
In ambito pedagogico, l’ECEC si fonda su un approccio radicalmente diverso: non si tratta di “fare prima” per “fare meglio” degli altri, come suggerirebbe l’odierna spinta di una società occidentale competitiva e liberista, ma di “fare prima” per “stare meglio” con sé stessi e con gli altri, creando e consolidando un vero e proprio ecosistema integrato, con contesti di sviluppo adeguati all’età e capaci di sostenere le potenzialità dei bambini attraverso esperienze significative e relazioni di qualità [7].
Storicamente, inoltre, l’educazione dei più piccoli è stata a lungo subordinata a una funzione prevalentemente assistenziale, legata alla necessità di conciliare vita lavorativa e familiare. In molti contesti, come anche nel territorio ticinese, l’accesso ai servizi per la prima infanzia è ancora connesso allo status di occupazione dei genitori, piuttosto che al riconoscimento del valore educativo intrinseco di tali servizi.
Occorrerebbe, allora, interrogarsi sul senso dell’educazione e delle proposte realizzate all’interno dei servizi per l’infanzia, evitando che l’offerta educativa si traduca in un sistema implicitamente selettivo.
In questo senso, la letteratura sottolinea il ruolo cruciale delle politiche pubbliche nel garantire equità di accesso a servizi ECDC di qualità [7]: promuovere l’educazione, nutrire le potenzialità innate e le caratteristiche individuali di ciascun bambino attraverso la cura e la relazione, sostenuta non solo dalle famiglie, ma da una comunità politica e sociale che crede e investe in servizi educativi di qualità per tutti i bambini.
Un investimento anche economico per il futuro
Capitalizzare nell’educazione precoce, allora, non è solo una scelta pedagogica, ma un pilastro di politica sociale con benefici misurabili. Gli studi del premio Nobel James Heckman [9] dimostrano che ogni euro investito nei primi anni di vita genera ritorni altissimi in termini di salute, coesione sociale e produttività futura, riducendo i rischi di abbandono scolastico e disagio emotivo e comportamentale.
L’ECEC può dunque essere considerato un pilastro del welfare educativo, in quanto contribuisce alla costruzione di una società più equa, inclusiva e sostenibile.
Un’altra caratteristica fondamentale dell’approccio ECEC è l’accento posto sulla funzione inclusiva dei servizi per l’infanzia. L’accesso precoce a contesti educativi di qualità dimostra di ridurre le disuguaglianze e favorisce pari opportunità, soprattutto per i bambini provenienti da ambienti socioeconomici più fragili. Investire in un’ampia diffusione dei nidi e delle scuole dell’infanzia significa sostenere non solo i bambini e le famiglie, ma il benessere dell’intera comunità sociale. In questa prospettiva, la costruzione di comunità educanti, basate sulla collaborazione tra famiglie, servizi e territori, appare centrale.
Le istituzioni formative e di ricerca, difatti, svolgono un ruolo fondamentale nel sostenere questo processo. Anche la SUPSI contribuisce attivamente alla promozione della qualità culturale e operativa dei servizi per la prima infanzia.
In questa cornice, il SUPSI-DEASS, nell’ambito della Formazione Continua in Lavoro Sociale, organizza nella data del 10 febbraio 2026 dalle ore 9.00 alle 11.30, la videoconferenza Crescere insieme nei primi anni di vita, webinar che vedrà come relatore il dott. Giorgio Tamburlini, pediatra e ricercatore sul tema dello sviluppo nella prima infanzia.
L’incontro offrirà un’occasione di approfondimento sui fondamenti scientifici dell’educazione precoce e sulle implicazioni per le pratiche socioeducative nei diversi servizi per l’infanzia e nelle scuole.
Maggiori informazioni e iscrizioni: https://www.supsi.ch/crescere-insieme-nei-primi-anni-di-vita.-lo-sviluppo-precoce-e-l-alleanza-educativa-tra-professionisti-e-famiglie
[1] World Health Organization; United Nations Children’s Fund; World Bank Group, (2018). La nurturing care per lo sviluppo infantile precoce: un quadro di riferimento per salvaguardare la salute di bambini e bambine, per promuovere la loro crescita e sviluppo e trasformare il futuro accrescendo il loro potenziale umano. Versione italiana a cura del Centro per la Salute del Bambino onlus. Ginevra: World Health Organization.
[2] Montessori, M. (2022). Il segreto dell'infanzia. Garzanti, Milano, p.52.
[3] Tamburlini G. (2014), Interventi precoci per lo sviluppo del bambino: razionale, evidenze, buone pratiche. Medico e Bambino 33, n. 4: 2–9.
[4] D’ora in avanti per ragioni di scorrevolezza del testo si utilizzerà il maschile sovraesteso, inteso come inclusivo di tutti i generi.
[5] Eurydice (2015). Educazione e cura della prima infanzia: una sintesi delle politiche e delle pratiche in Europa. Notiziario a cura dell’Unità Italiana di Eurydice–INDIRE, con il contributo del MIUR. Bruxelles/Firenze: Commissione europea – EACEA / INDIRE.
[6] https://www.treccani.it/vocabolario/precoce/
[7] Tamburlini G. (2023), I bambini in testa. Prendersi cura dell’infanzia a partire dalle famiglie, Roma, il Pensiero Scientifico.
[8] Eurydice (2015), op. cit., p. 2.
[9] Heckman J. (2013); Pinto, R.; Savelyev P. (2013). Understanding the mechanisms through which an influential early childhood program boosted adult outcomes. American economic review, 103.6: 2052-2086.
Articolo a cura di Irene Guccione, Docente professionista, Referente ambito Infanzia, Formazione continua DEASS, area Lavoro sociale
[1] World Health Organization; United Nations Children’s Fund; World Bank Group, (2018). La nurturing care per lo sviluppo infantile precoce: un quadro di riferimento per salvaguardare la salute di bambini e bambine, per promuovere la loro crescita e sviluppo e trasformare il futuro accrescendo il loro potenziale umano. Versione italiana a cura del Centro per la Salute del Bambino onlus. Ginevra: World Health Organization.
[2] Montessori, M. (2022). Il segreto dell'infanzia. Garzanti, Milano, p.52.
[3] Tamburlini G. (2014), Interventi precoci per lo sviluppo del bambino: razionale, evidenze, buone pratiche. Medico e Bambino 33, n. 4: 2–9.
[4] D’ora in avanti per ragioni di scorrevolezza del testo si utilizzerà il maschile sovraesteso, inteso come inclusivo di tutti i generi.
[5] Eurydice (2015). Educazione e cura della prima infanzia: una sintesi delle politiche e delle pratiche in Europa. Notiziario a cura dell’Unità Italiana di Eurydice–INDIRE, con il contributo del MIUR. Bruxelles/Firenze: Commissione europea – EACEA / INDIRE.
[6] https://www.treccani.it/vocabolario/precoce/
[7] Tamburlini G. (2023), I bambini in testa. Prendersi cura dell’infanzia a partire dalle famiglie, Roma, il Pensiero Scientifico.
[8] Eurydice (2015), op. cit., p. 2.
[9] Heckman J. (2013); Pinto, R.; Savelyev P. (2013). Understanding the mechanisms through which an influential early childhood program boosted adult outcomes. American economic review, 103.6: 2052-2086.
Articolo a cura di Irene Guccione, Docente professionista, Referente ambito Infanzia, Formazione continua DEASS, area Lavoro sociale