Disturbo dello spettro dell’autismo - DEASS
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In dialogo con il territorio, per co-costruire una comunità formativa di qualità
SUPSI Image Focus
La Commissione Cantonale Autismo ha incaricato SUPSI-DEASS e DFA/ASP Formazione Continua di sviluppare una strategia formativa territoriale sull’autismo. L’evento del 5 aprile 2025 ha avviato un processo di ascolto e condivisione dei bisogni formativi, punto di inizio di un percorso volto a costruire proposte formative condivise e contesti inclusivi e trasformativi.
La Commissione Cantonale Autismo (CCA) incaricata di chinarsi sul coordinamento di proposte formative per il Disturbo dello spettro autistico, ha dato l’incarico a DEASS/lavoro sociale e DFA/ASP Formazione Continua di individuare una strategia formativa territoriale per lo sviluppo di una cultura territoriale relativa ai temi legati all’autismo, in stretto contatto con i partners del cantone, in particolar modo ARES.
La strategia condivisa è stata quella di partire dalla raccolta dei bisogni formativi della comunità professionale, attraverso un dialogo diretto tra SUPSI e territorio, decidendo di organizzare un primo evento in tal senso, poi fissato per il 5 aprile 2025, in occasione della Giornata Mondiale sulla consapevolezza dell’autismo, svoltasi a Mendrisio presso gli spazi accoglienti ed inclusivi del DACD.
Lo scorso 5 aprile 2025 abbiamo quindi proposto un momento di incontro e riflessione attorno al tema della formazione dei professionisti che accompagnano le persone con disturbo dello spettro dell’autismo durante tutto il ciclo di vita e nei vari contesti di crescita.
La giornata è stata ideata con l’intento di ascoltare in modo strutturato e partecipato i bisogni formativi di chi vive, accompagna o lavora nel mondo dell’autismo, con l’obiettivo di co-costruire in futuro percorsi formativi fortemente ancorati alla realtà dei vari contesti.
Questo approccio nasce da una convinzione metodologica precisa: non è possibile progettare una formazione efficace senza un ascolto autentico di coloro i quali vivono l’autismo, con ruoli e implicazioni diversi, nella propria quotidianità. Nella fase iniziale di un progetto formativo, è infatti per noi fondamentale coinvolgere i destinatari affinché i percorsi risultino pertinenti, fruibili e realmente trasformativi, frutto di un processo generativo, costruito partendo dal territorio e che ha dato voce alla pluralità delle esperienze con lo scopo di tradurle in conoscenza utile e condivisa.
Attraverso otto workshop tematici, strutturati su due assi di indagine fondamentali – il ciclo di vita (infanzia, adolescenza, adultità) e i diversi contesti di vita (scuola, famiglia, tempo libero, lavoro) – sono stati coinvolti circa cento partecipanti: professionisti dell’educazione, operatori sociali, terapisti, famiglie e persone con autismo.
Questa pluralità di voci ha restituito un’immagine ricca, sfaccettata e sicuramente complessa dei bisogni formativi oggi presenti sul territorio. I partecipanti non hanno espresso solo contenuti tecnici e richieste pratiche, ma hanno condiviso esperienze dirette, difficoltà, intuizioni, richieste e sfide, permettendo di iniziare a tracciare una mappa dei bisogni che va ben oltre la semplice richiesta di strumenti operativi. È emersa, infatti, una forte domanda di formazione situata, capace di dialogare con la quotidianità, con le sfide concrete della relazione educativa e della convivenza nei contesti reali.
Il contributo di Ennio Ripamonti, psicosociologo e docente SUPSI, ha offerto una cornice teorica importante per il buon esito di questo processo. Parlando di “comunità formativa”, Ripamonti ha richiamato l’attenzione sulla necessità di guardare ai contesti come attori della formazione e non solo come sfondo neutro. La formazione, ci ricorda, non avviene solo nei luoghi istituzionali e formali: è frutto di dinamiche sociali, di alleanze, di partecipazioni. In questo senso, la progettazione formativa non può prescindere dalla dimensione comunitaria, poiché è nel tessuto vivo dei territori che spesso si trovano le risorse più capaci di produrre cambiamento.
Partire dai bisogni formativi, dunque, significa riconoscere che chi vive direttamente la relazione con l’autismo – professionisti, famiglie, persone – possiede un sapere prezioso. Un sapere che non va solo ascoltato, ma integrato, valorizzato e tradotto in percorsi formativi capaci di rispondere alle reali esigenze. Non si tratta solo di “offrire formazione”, ma di costruirla insieme, a partire da ciò che è emerso sul campo.
Questa preziosa raccolta dei bisogni formativi è quindi il punto di inizio di un processo: un patrimonio da organizzare, analizzare, e tradurre in progettualità formative future, con l’obiettivo ultimo di promuovere contesti inclusivi, consapevoli e trasformativi.
In definitiva, la giornata del 5 aprile ha permesso di riscoprire la formazione come atto relazionale, comunitario e generativo. Un punto di partenza necessario per poter dare avvio ad un progetto più ampio: fare della formazione un luogo condiviso, dove la differenza diventa risorsa e la conoscenza si costruisce insieme.
Sulla base di quanto raccolto, il gruppo di lavoro operativo si è dato l’obiettivo di elaborare entro la fine del 2025 un ventaglio di proposte concrete nell’ambito della Formazione Continua, da condividere con la Commissione Cantonale Autismo. Le proposte saranno costruite a partire dai bisogni emersi durante i workshop e avranno l’obiettivo di rispondere in modo mirato, accessibile e sostenibile alle esigenze espresse su più livelli interdipendenti e trasversali dai professionisti, dalle famiglie e dalle persone con autismo.
Per il Gruppo Operativo
Donatella Oggier-Fusi e Sabrina Astorino
La strategia condivisa è stata quella di partire dalla raccolta dei bisogni formativi della comunità professionale, attraverso un dialogo diretto tra SUPSI e territorio, decidendo di organizzare un primo evento in tal senso, poi fissato per il 5 aprile 2025, in occasione della Giornata Mondiale sulla consapevolezza dell’autismo, svoltasi a Mendrisio presso gli spazi accoglienti ed inclusivi del DACD.
Lo scorso 5 aprile 2025 abbiamo quindi proposto un momento di incontro e riflessione attorno al tema della formazione dei professionisti che accompagnano le persone con disturbo dello spettro dell’autismo durante tutto il ciclo di vita e nei vari contesti di crescita.
La giornata è stata ideata con l’intento di ascoltare in modo strutturato e partecipato i bisogni formativi di chi vive, accompagna o lavora nel mondo dell’autismo, con l’obiettivo di co-costruire in futuro percorsi formativi fortemente ancorati alla realtà dei vari contesti.
Questo approccio nasce da una convinzione metodologica precisa: non è possibile progettare una formazione efficace senza un ascolto autentico di coloro i quali vivono l’autismo, con ruoli e implicazioni diversi, nella propria quotidianità. Nella fase iniziale di un progetto formativo, è infatti per noi fondamentale coinvolgere i destinatari affinché i percorsi risultino pertinenti, fruibili e realmente trasformativi, frutto di un processo generativo, costruito partendo dal territorio e che ha dato voce alla pluralità delle esperienze con lo scopo di tradurle in conoscenza utile e condivisa.
Attraverso otto workshop tematici, strutturati su due assi di indagine fondamentali – il ciclo di vita (infanzia, adolescenza, adultità) e i diversi contesti di vita (scuola, famiglia, tempo libero, lavoro) – sono stati coinvolti circa cento partecipanti: professionisti dell’educazione, operatori sociali, terapisti, famiglie e persone con autismo.
Questa pluralità di voci ha restituito un’immagine ricca, sfaccettata e sicuramente complessa dei bisogni formativi oggi presenti sul territorio. I partecipanti non hanno espresso solo contenuti tecnici e richieste pratiche, ma hanno condiviso esperienze dirette, difficoltà, intuizioni, richieste e sfide, permettendo di iniziare a tracciare una mappa dei bisogni che va ben oltre la semplice richiesta di strumenti operativi. È emersa, infatti, una forte domanda di formazione situata, capace di dialogare con la quotidianità, con le sfide concrete della relazione educativa e della convivenza nei contesti reali.
Il contributo di Ennio Ripamonti, psicosociologo e docente SUPSI, ha offerto una cornice teorica importante per il buon esito di questo processo. Parlando di “comunità formativa”, Ripamonti ha richiamato l’attenzione sulla necessità di guardare ai contesti come attori della formazione e non solo come sfondo neutro. La formazione, ci ricorda, non avviene solo nei luoghi istituzionali e formali: è frutto di dinamiche sociali, di alleanze, di partecipazioni. In questo senso, la progettazione formativa non può prescindere dalla dimensione comunitaria, poiché è nel tessuto vivo dei territori che spesso si trovano le risorse più capaci di produrre cambiamento.
Partire dai bisogni formativi, dunque, significa riconoscere che chi vive direttamente la relazione con l’autismo – professionisti, famiglie, persone – possiede un sapere prezioso. Un sapere che non va solo ascoltato, ma integrato, valorizzato e tradotto in percorsi formativi capaci di rispondere alle reali esigenze. Non si tratta solo di “offrire formazione”, ma di costruirla insieme, a partire da ciò che è emerso sul campo.
Questa preziosa raccolta dei bisogni formativi è quindi il punto di inizio di un processo: un patrimonio da organizzare, analizzare, e tradurre in progettualità formative future, con l’obiettivo ultimo di promuovere contesti inclusivi, consapevoli e trasformativi.
In definitiva, la giornata del 5 aprile ha permesso di riscoprire la formazione come atto relazionale, comunitario e generativo. Un punto di partenza necessario per poter dare avvio ad un progetto più ampio: fare della formazione un luogo condiviso, dove la differenza diventa risorsa e la conoscenza si costruisce insieme.
Sulla base di quanto raccolto, il gruppo di lavoro operativo si è dato l’obiettivo di elaborare entro la fine del 2025 un ventaglio di proposte concrete nell’ambito della Formazione Continua, da condividere con la Commissione Cantonale Autismo. Le proposte saranno costruite a partire dai bisogni emersi durante i workshop e avranno l’obiettivo di rispondere in modo mirato, accessibile e sostenibile alle esigenze espresse su più livelli interdipendenti e trasversali dai professionisti, dalle famiglie e dalle persone con autismo.
Per il Gruppo Operativo
Donatella Oggier-Fusi e Sabrina Astorino