Sulla maleducazione - DEASS
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Sergio Tramma, Sulla maleducazione, Cortina, Milano, 2020
Nei tempi che corrono, con il liquefarsi di una serie di riferimenti culturali che hanno accompagnato la modernità novecentesca, il dibattito sulla bene e maleducazione rimane, seppur sovente posto attraverso definizioni altre, sempre attuale. Per quanto sia oggettivamente difficile trovare una bussola, oggigiorno i tentativi – specie in ambito mediatico e diffuso – sembrano dirigersi verso due direttrici: una forma di relativismo non impositivo rispetto ai valori educativi nello spazio pubblico e privato (che, forse, maschera sia una difficoltà circa l’accordo intersoggettivo in un mondo sempre più individualizzato, sia un problema sociale attorno al tema delle norme, della loro trasgressione e del conflitto) o, di contro, forme di nostalgismo per i “bei tempi che furono”, rimpiangendo un’educazione sovente dura e coercitiva, occultando gli esiti nefasti di questa realtà polarizzata e per molti aspetti costruita al fine di riprodurre disuguaglianze di classe, di genere e “razziali”.
Di fronte a questo genere di polarizzazione – interessante da un osservatorio scientifico, ma problematico dal punto di vista sociale – il volume di Sergio Tramma “Sulla maleducazione” risulta una possibilità per fermarsi a riflettere e per assumere una complessità virtuosa, pur con la (sana) fatica analitica che essa comporta. Questo approccio, infatti, permette di esplorare le contraddizioni della maleducazione, senza rinunciare a fornire alcuni possibili orientamenti di massima per un educare consapevole.
La maleducazione, in quanto processo formativo, nel testo viene concepita non solo, e non tanto, come mancanza o insufficienza di (buona) educazione, ma come un aggregato instabile e mutevole di prassi, idee e valori altri, che educa e si diffonde a prescindere dalle categorie di intenzionalità, consapevolezza e formalità. L’educazione, in questo senso, va intesa come tutto ciò che produce apprendimento a livello individuale e collettivo, anche (e soprattutto) all’esterno dei luoghi tradizionalmente deputati a educare. La maleducazione, generalmente non concepita come tale dai soggetti che la veicolano, non si produce e riproduce nell’area dello straordinario, ma nelle minute esperienze quotidiane che traducono nel particolare dei più generali processi storici, sociali e culturali. Seguendo questa traccia, allora, non esiste “maleducazione” senza un’idea di “beneducazione”, ed entrambe sono comprensibili solo attraverso una collocazione spaziale, temporale e culturale che si radica nel vivere ordinario e nelle didattiche informali che lo innervano.
Sergio Tramma affronta, con uno sguardo attento a cogliere gli sviluppi e le contraddizioni della modernità (disvelate, a volte, anche grazie a una sana dose di ironia), una serie di tematiche che si generano nella strutturazione delle società. Ripercorrendo le analisi di importanti sociologi del Novecento, riletti in chiave pedagogica, vengono così affrontati il tema della distinzione (i “noi” e i “loro”) e quello di stratificazione (tra classi, ceti e gruppi sociali). Essi, nei loro risvolti formativi, prefigurano infatti comportamenti educativi ritenuti come auspicabili (beneducati) o non auspicabili (maleducati) in un certo luogo, tempo e gruppo sociale.
Grazie al confronto pedagogicamente orientato con una serie di autrici e autori appartenenti sia al ramo scientifico, sia a quello delle opere cinematografiche, letterarie e musicali – a tutti gli effetti fonti e sguardi dell’educazione sociale – vengono così discusse una serie di tematiche contemporanee, più o meno direttamente intrecciate tra di loro, che richiamano da vicino il tema della ben- e mal-educazione, e delle loro aree di confine.
Il testo spazia dall’analisi di alcune questioni inerenti all’educazione sociale ai codici di genere, nonché alla sfera affettiva, sessuale e corporea (oggetto di rapide trasformazioni e di oscillazioni tra spinte “progressive” o “regressive”), a quella dei comportamenti legati al consumo, all’alimentazione e all’abbigliamento, considerati (e considerabili) beneducati o maleducati anche a seconda dello status sociale di chi osserva. Non mancano, inoltre, dei riferimenti all’attuale e complessa tematica dell’ospitalità e delle migrazioni, così come a quella dell’intergenerazionalità. In modo trasversale a pressoché tutte le tematiche esposte, oltre a un’attenzione al linguaggio e ai suoi esiti formativi, risulta sempre presente (ma spesso dimenticato) il carattere di classe della maleducazione, che si definisce nelle relazioni, maleducate o beneducate, tra dirigenti e subalterni, e che mette in luce le contraddizioni di quel confinamento culturale, egemonicamente imposto, per dirla con Gramsci, dai dirigenti ai diretti. Non senza dimenticare, infine, un accenno a culture ormai considerate in disuso, nelle quali, tra tesi e antitesi, si è provata a sviluppare una difficile sintesi – dai valori diversi e non inferiori – tra lo snobismo borghese e la “maleducazione” imposta dalla miseria.
© immagine https://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/sergio-tramma/sulla-maleducazione-9788832852684-3388.html
Di fronte a questo genere di polarizzazione – interessante da un osservatorio scientifico, ma problematico dal punto di vista sociale – il volume di Sergio Tramma “Sulla maleducazione” risulta una possibilità per fermarsi a riflettere e per assumere una complessità virtuosa, pur con la (sana) fatica analitica che essa comporta. Questo approccio, infatti, permette di esplorare le contraddizioni della maleducazione, senza rinunciare a fornire alcuni possibili orientamenti di massima per un educare consapevole.
La maleducazione, in quanto processo formativo, nel testo viene concepita non solo, e non tanto, come mancanza o insufficienza di (buona) educazione, ma come un aggregato instabile e mutevole di prassi, idee e valori altri, che educa e si diffonde a prescindere dalle categorie di intenzionalità, consapevolezza e formalità. L’educazione, in questo senso, va intesa come tutto ciò che produce apprendimento a livello individuale e collettivo, anche (e soprattutto) all’esterno dei luoghi tradizionalmente deputati a educare. La maleducazione, generalmente non concepita come tale dai soggetti che la veicolano, non si produce e riproduce nell’area dello straordinario, ma nelle minute esperienze quotidiane che traducono nel particolare dei più generali processi storici, sociali e culturali. Seguendo questa traccia, allora, non esiste “maleducazione” senza un’idea di “beneducazione”, ed entrambe sono comprensibili solo attraverso una collocazione spaziale, temporale e culturale che si radica nel vivere ordinario e nelle didattiche informali che lo innervano.
Sergio Tramma affronta, con uno sguardo attento a cogliere gli sviluppi e le contraddizioni della modernità (disvelate, a volte, anche grazie a una sana dose di ironia), una serie di tematiche che si generano nella strutturazione delle società. Ripercorrendo le analisi di importanti sociologi del Novecento, riletti in chiave pedagogica, vengono così affrontati il tema della distinzione (i “noi” e i “loro”) e quello di stratificazione (tra classi, ceti e gruppi sociali). Essi, nei loro risvolti formativi, prefigurano infatti comportamenti educativi ritenuti come auspicabili (beneducati) o non auspicabili (maleducati) in un certo luogo, tempo e gruppo sociale.
Grazie al confronto pedagogicamente orientato con una serie di autrici e autori appartenenti sia al ramo scientifico, sia a quello delle opere cinematografiche, letterarie e musicali – a tutti gli effetti fonti e sguardi dell’educazione sociale – vengono così discusse una serie di tematiche contemporanee, più o meno direttamente intrecciate tra di loro, che richiamano da vicino il tema della ben- e mal-educazione, e delle loro aree di confine.
Il testo spazia dall’analisi di alcune questioni inerenti all’educazione sociale ai codici di genere, nonché alla sfera affettiva, sessuale e corporea (oggetto di rapide trasformazioni e di oscillazioni tra spinte “progressive” o “regressive”), a quella dei comportamenti legati al consumo, all’alimentazione e all’abbigliamento, considerati (e considerabili) beneducati o maleducati anche a seconda dello status sociale di chi osserva. Non mancano, inoltre, dei riferimenti all’attuale e complessa tematica dell’ospitalità e delle migrazioni, così come a quella dell’intergenerazionalità. In modo trasversale a pressoché tutte le tematiche esposte, oltre a un’attenzione al linguaggio e ai suoi esiti formativi, risulta sempre presente (ma spesso dimenticato) il carattere di classe della maleducazione, che si definisce nelle relazioni, maleducate o beneducate, tra dirigenti e subalterni, e che mette in luce le contraddizioni di quel confinamento culturale, egemonicamente imposto, per dirla con Gramsci, dai dirigenti ai diretti. Non senza dimenticare, infine, un accenno a culture ormai considerate in disuso, nelle quali, tra tesi e antitesi, si è provata a sviluppare una difficile sintesi – dai valori diversi e non inferiori – tra lo snobismo borghese e la “maleducazione” imposta dalla miseria.
© immagine https://www.raffaellocortina.it/scheda-libro/sergio-tramma/sulla-maleducazione-9788832852684-3388.html