Letizia Bolzani
Intervista a Letizia Bolzani - DEASS
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Raccontare significa creare legami, dare spazio alle esperienze e riconoscere i saperi che nascono nei contesti educativi, culturali e sociali. La narrazione intesa come mappa per orientarsi nel mondo e, allo stesso tempo, uno specchio in cui riconoscersi.
In occasione della collaborazione con il corso breve Educare all’aperto [1], nel quale Letizia Bolzani sarà docente, l’abbiamo incontrata per approfondire il suo sguardo sulla narrazione come strumento educativo e sul valore dell’ascolto attraverso l’approfondimento del podcast Tutt’orecchi. Qui, la voce diventa il veicolo di una prossimità che supera la pagina scritta, trasformando la letteratura in un’esperienza sensoriale e comunitaria.
In occasione della collaborazione con il corso breve Educare all’aperto [1], nel quale Letizia Bolzani sarà docente, l’abbiamo incontrata per approfondire il suo sguardo sulla narrazione come strumento educativo e sul valore dell’ascolto attraverso l’approfondimento del podcast Tutt’orecchi. Qui, la voce diventa il veicolo di una prossimità che supera la pagina scritta, trasformando la letteratura in un’esperienza sensoriale e comunitaria.
Benvenuta Letizia. Il tuo lavoro ci ricorda che le storie non sono mai solo "parole", ma spazi abitati. Per iniziare questo viaggio insieme, ci piacerebbe tornare alle radici: com’è nato il progetto del podcast Tutt’orecchi?
È nato dalla necessità di coniugare la dimensione contemporanea del digitale con quella antica e sempre più necessaria dell’ascolto. Per quanto riguarda il digitale, ritengo che un podcast (prodotto non a caso oggi di grande tendenza) possa offrire la possibilità di una trasmissione di contenuti più intima e informale rispetto alla carta stampata e ad un programma radiotelevisivo; la fruizione facilmente accessibile e on-demand, inoltre, si adatta particolarmente alla gestione del tempo nella società attuale.
Per quanto riguarda la dimensione dell’ascolto, a me particolarmente cara, ritengo che un podcast audio possa offrire un contributo all’educazione a quella “visione ad occhi chiusi” che Italo Calvino, nelle sue Lezioni Americane, indicava come valore fondamentale per il Terzo Millennio: una voce che racconta, senza ausilio di immagini, è una modalità di nutrire l’immaginario, che oggi più che mai va coltivata. Soprattutto nei più giovani, per i quali i tempi di concentrazione e di attenzione uditiva vanno vieppiù riducendosi: per questo Tutt’orecchi, che nella parte più cospicua si rivolge a un pubblico di adulti (genitori, educatori, insegnanti, bibliotecari, operatori sociali, e tutti coloro che hanno a cuore l’infanzia e magari ne conservano un bagliore di luce interiore), ha sempre una parte conclusiva dedicata a una lettura (racconto, poesia, brano di romanzo) rivolta ai bambini, e ovviamente agli adulti che ascoltano con loro.
Il podcast, che è prodotto da ISMR-Istituto Svizzero Media e Ragazzi, ha una frequenza mensile ed è disponibile gratuitamente il primo di ogni mese dal sito di ISMR [2] e su tutte le maggiori piattaforme di streaming Spotify, YouTube, Spreaker, SoundCloud). Tutt’orecchi si articola in tre sezioni: “Interviste”, per scoprire le più interessanti novità editoriali per l’infanzia e l’adolescenza attraverso la viva voce di autori, illustratori, editori ed esperti; “Segnalazioni”, per restare aggiornati attraverso brevi recensioni; “Lettura”, come momento narrativo finale.
Il nome stesso, Tutt’orecchi, rimanda al tema della voce come “ponte”, come relazione potente, tra chi dice e chi ascolta.
È molto affascinante l'idea della voce come "ponte". Nel tuo percorso restituisci voce a molteplici esperienze, non solo letterarie ma profondamente umane. In un contesto come quello del lavoro sociale e della formazione, dove la relazione è fondamentale, che valore attribuisci oggi al racconto come strumento attivo di apprendimento e, soprattutto, come motore di cambiamento sociale e personale?
Un valore inestimabile: l’atto del narrare crea una relazione profonda. Io racconto a te che mi ascolti, e a mia volta ascolto il tuo essere con me in questo spazio intimo, di messa in gioco di entrambi, sono con te in una relazione qui-e-ora, esclusiva, gratuita. Una storia, diceva Lewis Carroll, è un “dono d’amore”. Non dovrebbe avere scopi utilitaristici o morali. Ti racconto una storia “gratis”, te la racconto per farti star bene e per star bene con te (non dimentichiamo come il raccontar storie si configuri anche per l’adulto come una preziosa occasione per scoprire o riscoprire parti di sé). Ti racconto una storia e avremo condiviso qualcosa che resterà in noi e tra noi, a cui potremo tornare come a un rifugio, con la memoria. Raccontare è condividere, e condividere è certamente un motore di cambiamento sociale.
Ascoltando le storie che incroci quotidianamente e i suoi autori, si percepisce un forte potenziale generativo. Guardando a chi opera sul campo - educatori, assistenti sociali, formatori - cosa pensi possano "rubare" dall'arte narrativa per arricchire la propria pratica professionale? E, secondo la tua sensibilità, quali sono i temi o le domande che senti più urgenti e necessari da esplorare oggi attraverso la narrazione?
Penso che chi opera sul campo possa ispirarsi all’arte narrativa per tenere sempre presente il valore del corpo e la componente materica delle parole, nel comunicare: la voce è corpo, e le parole sono suoni, ritmi, respiro, prima che contenuti.
Più che a temi da esplorare, penserei a una postura da incrementare: quella capacità di restare concentrati, nel momento presente, con calma, ad ascoltare.
[1] Ci riferiamo al corso breve Educare all’aperto: esplorazioni tra infanzia, natura e albi illustrati, di seguito il link per maggiori informazioni www.supsi.ch/educare-all-aperto-esplorazioni-tra-infanzia-natura-e-albi-illustrati
[2] www.ismr.ch (su cui in Archivio restano sempre disponibili anche le puntate precedenti
© immagine www.ismr.ch
[2] www.ismr.ch (su cui in Archivio restano sempre disponibili anche le puntate precedenti
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