La Prescrizione Sociale - DEASS
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La prescrizione sociale integra i determinanti sociali e culturali della salute nei modelli di cura, valorizzando relazioni, arte, natura e volontariato come strumenti terapeutici. Nata nel Regno Unito con i link worker, promuove benessere e coesione comunitaria, riducendo solitudine e pressione sui servizi sanitari. Un approccio scientifico e interdisciplinare verso una salute condivisa.
Negli ultimi decenni, la riflessione scientifica in ambito sanitario ha progressivamente superato la concezione riduzionista della salute come mera assenza di malattia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale”, riconoscendo la natura multidimensionale di tale condizione. In questa cornice teorica, la prescrizione sociale emerge come paradigma innovativo volto a integrare i determinanti sociali, culturali e ambientali della salute nei modelli di cura contemporanei. Un utile riferimento per approfondire le modalità di implementazione della prescrizione sociale è il toolkit dell’OMS tradotto in italiano dal Cultural Welfare Center: Toolkit su come implementare la prescrizione sociale.
Il concetto di prescrizione sociale trae origine dall’esigenza di riconoscere il ruolo delle relazioni umane, della partecipazione comunitaria e dell’ambiente naturale nei processi di promozione della salute. Già nella medicina antica, Ippocrate sosteneva che “camminare è la migliore medicina”, mentre Paracelso attribuiva alla natura un potere terapeutico intrinseco. Tali intuizioni, oggi supportate da solide evidenze neuroscientifiche, anticipavano una visione olistica della salute fondata sull’interazione tra corpo, mente e ambiente.
Nel Regno Unito, agli inizi del XX secolo, il cosiddetto Esperimento di Peckham rappresentò uno dei primi tentativi di osservare empiricamente come la salute potesse configurarsi quale costruzione sociale. In questo progetto, le famiglie partecipavano ad attività collettive — nuoto, danza, pasti comunitari — sotto la supervisione di un’équipe medica. I risultati evidenziarono che la salute derivava non solo da cure mediche, ma dall’esperienza relazionale e dal senso di appartenenza.
Le ricerche contemporanee confermano la validità di tali osservazioni. Lo Studio di Harvard sullo sviluppo adulto, avviato nel 1938 e tuttora in corso, ha dimostrato che la qualità delle relazioni interpersonali costituisce un fattore predittivo di benessere psicofisico più rilevante del reddito, della fama o delle capacità cognitive. Parallelamente, la letteratura neuroscientifica ha documentato che attività come il giardinaggio, la fruizione artistica e l’interazione con la natura determinano un incremento della neuroplasticità e una riduzione dei biomarcatori dell’infiammazione cronica, correlata a numerose patologie degenerative.
Questi risultati avvalorano l’ipotesi secondo cui il benessere individuale è strettamente legato ai determinanti sociali della salute (Marmot, 2005). Le reti di supporto sociale, il capitale culturale e l’accesso a spazi verdi rappresentano fattori protettivi in grado di incidere in modo significativo sugli esiti di salute. La prescrizione sociale, in questa prospettiva, costituisce un dispositivo di policy e di pratica clinica che mira a operazionalizzare tali evidenze attraverso interventi strutturati.
Nel sistema sanitario britannico, la prescrizione sociale è stata istituzionalizzata mediante la figura del link worker, un professionista di raccordo tra il sistema sanitario e il tessuto comunitario. Il link worker collabora con medici di base e servizi territoriali per identificare bisogni sociali, emotivi o culturali del paziente, orientandolo verso risorse locali quali corsi artistici, attività sportive, volontariato o gruppi di sostegno.
Per approfondire, si possono consultare: la National Association of Link Workers (NALW): https://www.nalw.org.uk/, la National Academy for Social Prescribing (NASP): https://socialprescribingacademy.org.uk/how-we-can-support-you/social-prescribing-link-workers/ e il sito ufficiale del NHS (National Health Service) dedicato alla prescrizione sociale: https://www.england.nhs.uk/personalisedcare/social-prescribing/
Tale modello promuove un approccio intersettoriale alla salute pubblica, in cui la medicina si integra con le scienze sociali e le politiche culturali. Le evidenze raccolte nel Regno Unito, in Canada e nei Paesi scandinavi indicano che la prescrizione sociale può contribuire a ridurre la solitudine, migliorare la salute mentale, e diminuire la pressione sui servizi sanitari primari. Ciò richiede tuttavia un’adeguata infrastruttura istituzionale e formativa, capace di sostenere la cooperazione tra professionisti sanitari, enti locali e organizzazioni del terzo settore.
A livello europeo, diversi progetti hanno sperimentato l’integrazione tra cultura e salute. Tra i principali programmi sostenuti dall’Unione Europea figurano la Culture on Prescription (https://culture-on-prescription.eu/) e l’Arts on Prescription (Interreg Baltic Sea Region) (https://interreg-baltic.eu/project/arts-on-prescription/).
Queste iniziative esplorano come la partecipazione culturale possa essere “prescritta” come parte integrante dei percorsi terapeutici, evidenziando l’impatto positivo di arte e creatività sul benessere individuale e comunitario.
Dal punto di vista accademico, la prescrizione sociale rappresenta un campo di indagine interdisciplinare che coinvolge medicina, psicologia, sociologia, antropologia e studi culturali. L’approccio scientifico a questa tematica necessita di metodologie miste — quantitative e qualitative — in grado di misurare non solo gli esiti clinici, ma anche i processi di empowerment, inclusione e coesione sociale generati dagli interventi.
Le università e gli istituti di ricerca sono chiamati a sviluppare modelli di valutazione che integrino indicatori biologici, psicologici e sociali, promuovendo un dialogo tra evidenze empiriche e pratiche territoriali. In tale contesto, le istituzioni accademiche possono fungere da laboratori di innovazione sociale, capaci di sperimentare nuovi modelli di cura comunitaria e di fornire supporto scientifico alle politiche pubbliche.
La prescrizione sociale si configura come un paradigma trasformativo nella promozione della salute globale. Essa sposta l’attenzione dalla cura individuale alla costruzione di ecosistemi relazionali, nei quali la comunità diventa parte integrante del processo terapeutico. L’arte, la natura, il movimento e il servizio agli altri assumono una valenza clinica e sociale, traducendo la connessione umana in un intervento di salute pubblica.
In un contesto storico segnato dall’aumento delle patologie croniche e dell’isolamento sociale, promuovere la prescrizione sociale significa riaffermare la centralità della relazione come fattore di salute. Per le istituzioni universitarie, ciò implica un impegno scientifico ed etico nel sostenere pratiche basate sull’evidenza e orientate alla sostenibilità umana e comunitaria.
La salute, in definitiva, non è soltanto un bene individuale, ma una costruzione collettiva che trae forza dalle connessioni sociali e culturali che la rendono possibile.
In questa prospettiva, la formazione dei professionisti della salute e della cultura gioca un ruolo centrale. In questo periodo fino al 24 novembre 2025 la Facoltà di scienze biomediche dell’USI, IBSA Foundation per la ricerca scientifica e la Divisione Cultura della Città di Lugano, promuovono un corso universitario di Cultura e Salute “Medici e Prescrizione Sociale. Curare con sport, natura, cultura e volontariato”.
Il percorso, che si svolge nell’Aula Polivalente del Campus Est a Lugano, propone sette incontri aperti al pubblico per approfondire – con approccio scientifico e multidisciplinare – le diverse forme di prescrizione sociale: dall’attività fisica al contatto con la natura, dall’esposizione all’arte al volontariato.
Un’occasione per esplorare, insieme a studiosi e professionisti, come la collaborazione tra medicina, cultura e comunità possa diventare parte integrante dei modelli di cura contemporanei.
Maggiori informazioni sul corso: https://www.ibsafoundation.org/it/progetti/cultura-e-salute/corso-universitario-2025
A cura di Luigi Di Corato e Alice Panzera Biaggi
Il concetto di prescrizione sociale trae origine dall’esigenza di riconoscere il ruolo delle relazioni umane, della partecipazione comunitaria e dell’ambiente naturale nei processi di promozione della salute. Già nella medicina antica, Ippocrate sosteneva che “camminare è la migliore medicina”, mentre Paracelso attribuiva alla natura un potere terapeutico intrinseco. Tali intuizioni, oggi supportate da solide evidenze neuroscientifiche, anticipavano una visione olistica della salute fondata sull’interazione tra corpo, mente e ambiente.
Nel Regno Unito, agli inizi del XX secolo, il cosiddetto Esperimento di Peckham rappresentò uno dei primi tentativi di osservare empiricamente come la salute potesse configurarsi quale costruzione sociale. In questo progetto, le famiglie partecipavano ad attività collettive — nuoto, danza, pasti comunitari — sotto la supervisione di un’équipe medica. I risultati evidenziarono che la salute derivava non solo da cure mediche, ma dall’esperienza relazionale e dal senso di appartenenza.
Le ricerche contemporanee confermano la validità di tali osservazioni. Lo Studio di Harvard sullo sviluppo adulto, avviato nel 1938 e tuttora in corso, ha dimostrato che la qualità delle relazioni interpersonali costituisce un fattore predittivo di benessere psicofisico più rilevante del reddito, della fama o delle capacità cognitive. Parallelamente, la letteratura neuroscientifica ha documentato che attività come il giardinaggio, la fruizione artistica e l’interazione con la natura determinano un incremento della neuroplasticità e una riduzione dei biomarcatori dell’infiammazione cronica, correlata a numerose patologie degenerative.
Questi risultati avvalorano l’ipotesi secondo cui il benessere individuale è strettamente legato ai determinanti sociali della salute (Marmot, 2005). Le reti di supporto sociale, il capitale culturale e l’accesso a spazi verdi rappresentano fattori protettivi in grado di incidere in modo significativo sugli esiti di salute. La prescrizione sociale, in questa prospettiva, costituisce un dispositivo di policy e di pratica clinica che mira a operazionalizzare tali evidenze attraverso interventi strutturati.
Nel sistema sanitario britannico, la prescrizione sociale è stata istituzionalizzata mediante la figura del link worker, un professionista di raccordo tra il sistema sanitario e il tessuto comunitario. Il link worker collabora con medici di base e servizi territoriali per identificare bisogni sociali, emotivi o culturali del paziente, orientandolo verso risorse locali quali corsi artistici, attività sportive, volontariato o gruppi di sostegno.
Per approfondire, si possono consultare: la National Association of Link Workers (NALW): https://www.nalw.org.uk/, la National Academy for Social Prescribing (NASP): https://socialprescribingacademy.org.uk/how-we-can-support-you/social-prescribing-link-workers/ e il sito ufficiale del NHS (National Health Service) dedicato alla prescrizione sociale: https://www.england.nhs.uk/personalisedcare/social-prescribing/
Tale modello promuove un approccio intersettoriale alla salute pubblica, in cui la medicina si integra con le scienze sociali e le politiche culturali. Le evidenze raccolte nel Regno Unito, in Canada e nei Paesi scandinavi indicano che la prescrizione sociale può contribuire a ridurre la solitudine, migliorare la salute mentale, e diminuire la pressione sui servizi sanitari primari. Ciò richiede tuttavia un’adeguata infrastruttura istituzionale e formativa, capace di sostenere la cooperazione tra professionisti sanitari, enti locali e organizzazioni del terzo settore.
A livello europeo, diversi progetti hanno sperimentato l’integrazione tra cultura e salute. Tra i principali programmi sostenuti dall’Unione Europea figurano la Culture on Prescription (https://culture-on-prescription.eu/) e l’Arts on Prescription (Interreg Baltic Sea Region) (https://interreg-baltic.eu/project/arts-on-prescription/).
Queste iniziative esplorano come la partecipazione culturale possa essere “prescritta” come parte integrante dei percorsi terapeutici, evidenziando l’impatto positivo di arte e creatività sul benessere individuale e comunitario.
Dal punto di vista accademico, la prescrizione sociale rappresenta un campo di indagine interdisciplinare che coinvolge medicina, psicologia, sociologia, antropologia e studi culturali. L’approccio scientifico a questa tematica necessita di metodologie miste — quantitative e qualitative — in grado di misurare non solo gli esiti clinici, ma anche i processi di empowerment, inclusione e coesione sociale generati dagli interventi.
Le università e gli istituti di ricerca sono chiamati a sviluppare modelli di valutazione che integrino indicatori biologici, psicologici e sociali, promuovendo un dialogo tra evidenze empiriche e pratiche territoriali. In tale contesto, le istituzioni accademiche possono fungere da laboratori di innovazione sociale, capaci di sperimentare nuovi modelli di cura comunitaria e di fornire supporto scientifico alle politiche pubbliche.
La prescrizione sociale si configura come un paradigma trasformativo nella promozione della salute globale. Essa sposta l’attenzione dalla cura individuale alla costruzione di ecosistemi relazionali, nei quali la comunità diventa parte integrante del processo terapeutico. L’arte, la natura, il movimento e il servizio agli altri assumono una valenza clinica e sociale, traducendo la connessione umana in un intervento di salute pubblica.
In un contesto storico segnato dall’aumento delle patologie croniche e dell’isolamento sociale, promuovere la prescrizione sociale significa riaffermare la centralità della relazione come fattore di salute. Per le istituzioni universitarie, ciò implica un impegno scientifico ed etico nel sostenere pratiche basate sull’evidenza e orientate alla sostenibilità umana e comunitaria.
La salute, in definitiva, non è soltanto un bene individuale, ma una costruzione collettiva che trae forza dalle connessioni sociali e culturali che la rendono possibile.
In questa prospettiva, la formazione dei professionisti della salute e della cultura gioca un ruolo centrale. In questo periodo fino al 24 novembre 2025 la Facoltà di scienze biomediche dell’USI, IBSA Foundation per la ricerca scientifica e la Divisione Cultura della Città di Lugano, promuovono un corso universitario di Cultura e Salute “Medici e Prescrizione Sociale. Curare con sport, natura, cultura e volontariato”.
Il percorso, che si svolge nell’Aula Polivalente del Campus Est a Lugano, propone sette incontri aperti al pubblico per approfondire – con approccio scientifico e multidisciplinare – le diverse forme di prescrizione sociale: dall’attività fisica al contatto con la natura, dall’esposizione all’arte al volontariato.
Un’occasione per esplorare, insieme a studiosi e professionisti, come la collaborazione tra medicina, cultura e comunità possa diventare parte integrante dei modelli di cura contemporanei.
Maggiori informazioni sul corso: https://www.ibsafoundation.org/it/progetti/cultura-e-salute/corso-universitario-2025
A cura di Luigi Di Corato e Alice Panzera Biaggi