L’attenzione contesa - DEASS
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SUPSI Image Focus
Simone Lanza, Armando editore, 2024
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Stefano Lanza, Armando Editore, 2024
Il titolo del volume di Simone Lanza, L’attenzione contesa, non è una semplice etichetta: racchiude l’intero impianto teorico e valoriale del saggio. I tre sostantivi – attenzione, tempo schermo, infanzia – individuano i nuclei tematici fondamentali, mentre il verbo e l’aggettivo rivelano un chiaro posizionamento etico connesso alla postura educativa che l’autore auspica possa informare l’attività educativa. Non ci troviamo infatti davanti a un’analisi neutrale, ma a una riflessione critica che prende posizione in modo esplicito su una delle sfide più complesse dell’educazione contemporanea: la relazione tra lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie digitali e, nello specifico, del vertiginoso aumento dell’esposizione al tempo schermo in età infantile.
Il cuore della riflessione è la constatazione che il tempo trascorso davanti agli schermi non è solo una questione quantitativa, ma incide profondamente sulla qualità delle esperienze infantili. Dormire, giocare liberamente, leggere, stare all’aria aperta o condividere momenti con i genitori e i coetanei non sono semplici alternative allo schermo: sono dimensioni vitali che, se trascurate, riducono le possibilità di un pieno sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.
La letteratura scientifica, come ricorda Lanza, è ormai consolidata: il tempo schermo, soprattutto se precoce e prolungato, non favorisce l’attenzione, anzi ne riduce il potenziale. Gli studi mostrano come gli schermi mobilitino una forma di attenzione reattiva e frammentata, catturata dagli stimoli visivi e sonori, diversa dall’attenzione profonda e volontaria necessaria per imparare a leggere, ragionare, costruire relazioni e sviluppare linguaggio. È questa forma di attenzione – chiamata congiunta – che permette al bambino, fin dai primi mesi di vita, di sintonizzarsi con lo sguardo e la voce dell’adulto, gettando le basi per la comunicazione e per lo sviluppo del pensiero.
Lanza mette in luce con chiarezza come gli schermi interferiscano con questi processi: riducono il tempo dedicato alle interazioni affettive e allenano a una passività che priva i piccoli di esperienze multisensoriali indispensabili. Non è un caso che molti bambini abituati a stare davanti agli schermi mostrino difficoltà linguistiche nella comprensione pragmatica, pur sapendo articolare parole e frasi. A questo si aggiunge la “pedagogia del consumo” insita nei dispositivi digitali: app e algoritmi sono costruiti per trattenere gli utenti, fidelizzandoli e incentivando bisogni immediati, senza lasciare spazio a forme di autonomia e riflessione.
Il saggio parla dunque di una contesa educativa. Da un lato, le logiche commerciali di un’economia dell’attenzione che mira a sfruttare ogni secondo di connessione; dall’altro, la responsabilità pedagogica di genitori, insegnanti ed educatori, chiamati a difendere l’infanzia come tempo qualitativamente diverso, fatto di scoperte, gioco e relazioni autentiche. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di riconoscerne i limiti e i rischi, scegliendo consapevolmente come e quando introdurla nella vita dei bambini.
Un aspetto particolarmente significativo del volume è la sua capacità di collegare la riflessione teorica con l’esperienza concreta. Lanza, forte della sua doppia prospettiva di insegnante e pedagogista, non si limita a denunciare i pericoli degli schermi: propone criteri pratici e orientamenti utili per genitori e professionisti. Ad esempio, distingue tra le fasce d’età, segnala tempi e modalità di utilizzo più sostenibili, sottolinea il ruolo della quotidianità e delle relazioni come antidoti alla colonizzazione digitale.
Il testo invita anche a riflettere sul lungo periodo: quali adulti stiamo crescendo? Un’infanzia adultizzata, trasformata in consumatore precoce, rischia di produrre un’adultità infantilizzata, incapace di pensiero critico e di autonomia. Qui emerge il valore politico ed etico della proposta di Lanza: l’educazione non è mai neutrale, e scegliere di “favorire l’attenzione anziché catturarla” significa resistere alla logica di mercato per riaffermare il primato della relazione e della crescita personale.
Il merito di L’attenzione contesa sta proprio nell’intrecciare rigore scientifico, chiarezza espositiva e passione civile. Il taglio del volume, inoltre, risulta accessibile pur senza rinunciare alla profondità, e questo rende il libro adatto a pubblici diversi: professionisti dell’educazione, che vi troveranno un quadro aggiornato e ben documentato, ma anche genitori, che potranno trarne strumenti concreti e nuove consapevolezze per affrontare la sfida quotidiana degli schermi.
In conclusione, il volume di Simone Lanza rappresenta non solo un saggio critico, ma un invito alla responsabilità educativa, un richiamo a “prendersi il tempo” – o persino a “perderlo”, in un’ottica alternativa a quella consumistica – per coltivare l’attenzione attraverso relazioni autentiche, sguardi condivisi e tempi lenti. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla distrazione permanente, questo libro ci ricorda che educare significa soprattutto creare le condizioni perché l’attenzione diventi un dono reciproco e una risorsa condivisa.
Il cuore della riflessione è la constatazione che il tempo trascorso davanti agli schermi non è solo una questione quantitativa, ma incide profondamente sulla qualità delle esperienze infantili. Dormire, giocare liberamente, leggere, stare all’aria aperta o condividere momenti con i genitori e i coetanei non sono semplici alternative allo schermo: sono dimensioni vitali che, se trascurate, riducono le possibilità di un pieno sviluppo cognitivo, emotivo e sociale.
La letteratura scientifica, come ricorda Lanza, è ormai consolidata: il tempo schermo, soprattutto se precoce e prolungato, non favorisce l’attenzione, anzi ne riduce il potenziale. Gli studi mostrano come gli schermi mobilitino una forma di attenzione reattiva e frammentata, catturata dagli stimoli visivi e sonori, diversa dall’attenzione profonda e volontaria necessaria per imparare a leggere, ragionare, costruire relazioni e sviluppare linguaggio. È questa forma di attenzione – chiamata congiunta – che permette al bambino, fin dai primi mesi di vita, di sintonizzarsi con lo sguardo e la voce dell’adulto, gettando le basi per la comunicazione e per lo sviluppo del pensiero.
Lanza mette in luce con chiarezza come gli schermi interferiscano con questi processi: riducono il tempo dedicato alle interazioni affettive e allenano a una passività che priva i piccoli di esperienze multisensoriali indispensabili. Non è un caso che molti bambini abituati a stare davanti agli schermi mostrino difficoltà linguistiche nella comprensione pragmatica, pur sapendo articolare parole e frasi. A questo si aggiunge la “pedagogia del consumo” insita nei dispositivi digitali: app e algoritmi sono costruiti per trattenere gli utenti, fidelizzandoli e incentivando bisogni immediati, senza lasciare spazio a forme di autonomia e riflessione.
Il saggio parla dunque di una contesa educativa. Da un lato, le logiche commerciali di un’economia dell’attenzione che mira a sfruttare ogni secondo di connessione; dall’altro, la responsabilità pedagogica di genitori, insegnanti ed educatori, chiamati a difendere l’infanzia come tempo qualitativamente diverso, fatto di scoperte, gioco e relazioni autentiche. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di riconoscerne i limiti e i rischi, scegliendo consapevolmente come e quando introdurla nella vita dei bambini.
Un aspetto particolarmente significativo del volume è la sua capacità di collegare la riflessione teorica con l’esperienza concreta. Lanza, forte della sua doppia prospettiva di insegnante e pedagogista, non si limita a denunciare i pericoli degli schermi: propone criteri pratici e orientamenti utili per genitori e professionisti. Ad esempio, distingue tra le fasce d’età, segnala tempi e modalità di utilizzo più sostenibili, sottolinea il ruolo della quotidianità e delle relazioni come antidoti alla colonizzazione digitale.
Il testo invita anche a riflettere sul lungo periodo: quali adulti stiamo crescendo? Un’infanzia adultizzata, trasformata in consumatore precoce, rischia di produrre un’adultità infantilizzata, incapace di pensiero critico e di autonomia. Qui emerge il valore politico ed etico della proposta di Lanza: l’educazione non è mai neutrale, e scegliere di “favorire l’attenzione anziché catturarla” significa resistere alla logica di mercato per riaffermare il primato della relazione e della crescita personale.
Il merito di L’attenzione contesa sta proprio nell’intrecciare rigore scientifico, chiarezza espositiva e passione civile. Il taglio del volume, inoltre, risulta accessibile pur senza rinunciare alla profondità, e questo rende il libro adatto a pubblici diversi: professionisti dell’educazione, che vi troveranno un quadro aggiornato e ben documentato, ma anche genitori, che potranno trarne strumenti concreti e nuove consapevolezze per affrontare la sfida quotidiana degli schermi.
In conclusione, il volume di Simone Lanza rappresenta non solo un saggio critico, ma un invito alla responsabilità educativa, un richiamo a “prendersi il tempo” – o persino a “perderlo”, in un’ottica alternativa a quella consumistica – per coltivare l’attenzione attraverso relazioni autentiche, sguardi condivisi e tempi lenti. In un’epoca dominata dalla velocità e dalla distrazione permanente, questo libro ci ricorda che educare significa soprattutto creare le condizioni perché l’attenzione diventi un dono reciproco e una risorsa condivisa.