Augusta Moletto e Riziero Zucchi
Intervista a Augusta Moletto e Riziero Zucchi - DEASS
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In questa intervista Augusta Moletto e Riziero Zucchi presentano la Pedagogia dei Genitori, che valorizza il sapere delle famiglie come risorsa educativa. La narrazione diventa strumento di coeducazione tra genitori e professionisti, per costruire comunità educanti. Alla base vi è un cambio di paradigma scientifico che unisce razionalità ed empatia. La Metodologia è promossa anche in SUPSI, nella formazione di operatori impegnati nei percorsi di cura e relazione.
Per educare un bambino ci vuole un villaggio, recita un proverbio africano: cioè una comunità educante che sappia accogliere tutte le sue componenti e valorizzarne la complementarità. La Metodologia Pedagogia dei Genitori promuove da oltre 30 anni il patto educativo scuola e famiglia fondato sul riconoscimento delle reciproche e complementari competenze e conoscenze. Attraverso strumenti e spazi di narrazione, questa Metodologia valorizza i percorsi educativi intrapresi dalle famiglie e promuove la co-costruzione di una rete educativa che “abbracci” e accompagni il figlio-allievo.
Da oltre quindici anni, la Metodologia Pedagogia dei Genitori trova spazio e valorizzazione nel DEASS SUPSI, sia all’interno della formazione di base in Lavoro sociale e sanità che nella Formazione continua, pensiamo per esempio alle formazioni specifiche per équipe realizzate con alcuni Nidi d’Infanzia all’interno del Progetto TiPÌ o ancora ad interventi mirati in Moduli brevi relativi al lavoro con le famiglie.
Il prossimo autunno avrà avvio un corso breve della Formazione continua SUPSI dal titolo “Costruire un'alleanza educativa con le famiglie attraverso la narrazione”, volto ad approfondire questa Metodologia per gli operatori a vario titolo coinvolti nel lavoro con le famiglie.
Abbiamo incontrato Augusta Moletto e Riziero Zucchi, coordinatori e referenti scientifici della Metodologia Pedagogia dei Genitori, in occasione di un Webinar dal titolo “La Metodologia Pedagogia dei Genitori” tenutosi il 16 maggio 2025 e al quale hanno partecipato 100 persone, professionisti di vari ambiti educativi, in particolare delle strutture d’accoglienza della piccola infanzia, ma anche numerosi studenti del Bachelor SUPSI in Lavoro sociale.
Da oltre quindici anni, la Metodologia Pedagogia dei Genitori trova spazio e valorizzazione nel DEASS SUPSI, sia all’interno della formazione di base in Lavoro sociale e sanità che nella Formazione continua, pensiamo per esempio alle formazioni specifiche per équipe realizzate con alcuni Nidi d’Infanzia all’interno del Progetto TiPÌ o ancora ad interventi mirati in Moduli brevi relativi al lavoro con le famiglie.
Il prossimo autunno avrà avvio un corso breve della Formazione continua SUPSI dal titolo “Costruire un'alleanza educativa con le famiglie attraverso la narrazione”, volto ad approfondire questa Metodologia per gli operatori a vario titolo coinvolti nel lavoro con le famiglie.
Abbiamo incontrato Augusta Moletto e Riziero Zucchi, coordinatori e referenti scientifici della Metodologia Pedagogia dei Genitori, in occasione di un Webinar dal titolo “La Metodologia Pedagogia dei Genitori” tenutosi il 16 maggio 2025 e al quale hanno partecipato 100 persone, professionisti di vari ambiti educativi, in particolare delle strutture d’accoglienza della piccola infanzia, ma anche numerosi studenti del Bachelor SUPSI in Lavoro sociale.
Quanto è importante oggi in una società che è sempre più caratterizzata da una solitudine urbana e da una frammentazione dei servizi e del welfare, ritrovare e proporre luoghi e tempi dedicati che permettano di collegare le competenze dei professionisti con quelle dei genitori, delle famiglie?
Pensiamo che la parola chiave sia “coeducazione”: cioè favorire le relazioni positive tra le persone, finalizzate ad una crescita reciproca. La Metodologia Pedagogia dei Genitori propone la genitorialità come modello operante nei Gruppi di narrazione, dove le persone si ritrovano periodicamente per prender coscienza della loro umanità, costruendo comunità educanti negli spazi possibili: associazioni, scuole, biblioteche, parrocchie, ambiti di formazione, ecc. (Moletto, Zucchi, 2013)
Queste modalità di incontro vengono promosse anche dai servizi sociali, sanitari, e dalle agenzie di welfare che armonizzano i loro interventi in termini di riflessività, sottolineando l’importanza di mettere in primo piano le competenze della famiglia, competenze che emergono in contesti e spazi come il Gruppo di narrazione, che favorisce la consapevolizzazione dei genitori e la costruzione di comunità educanti alle quali partecipano, assieme ai genitori, i professionisti in quanto loro stessi genitori o figli. Viene quindi condivisa la genitorialità come strumento di crescita reciproca.
Le agenzie educative che si occupano della famiglia impostano politiche sociali, partendo dalla valorizzazione delle competenze dei genitori, stipulando un patto educativo in cui le loro competenze si armonizzano con quelle della famiglia, rispettando i reciproci campi di azione.
La Pedagogia dei Genitori valorizza il sapere della famiglia, un sapere concreto e quotidiano e riconosce ai genitori il ruolo di massimo esperto del proprio figlio. Nell’opinione pubblica, purtroppo, si tende ancora a percepire la famiglia come entità debole, fragile, bisognosa di sostegno da parte dei professionisti: perché è ancora così difficile riconoscere la forza della famiglia?
L’attuale cambio di paradigma scientifico dà spazio al sapere dell’esperienza propria delle famiglie: pedagogisti come Bruner propongono il concetto di pedagogia popolare (Bruner, 1990). Tuttavia, come sostiene Sara Ruddick, sappiamo tutto su quello che gli esperti dicono della famiglia, ma raramente emerge la voce dei genitori (Ruddick, 1993, p. 56).
Spesso gli esperti colpevolizzano la famiglia, negandone la soggettività, additandola come responsabile diretta dei problemi dei figli, che dovrebbero esser riferiti a cause sociali e a dinamiche non necessariamente legate alla famiglia. Papa Francesco sottolinea che:
Si sono moltiplicati i ‘cosiddetti esperti’, che hanno occupato il ruolo dei genitori anche negli aspetti più intimi dell’educazione. Sulla vita affettiva, sulla personalità e lo sviluppo, sui diritti e suoi doveri gli ‘esperti’ sanno tutto: obiettivi, motivazioni, tecniche. E i genitori devono solo ascoltare, imparare e adeguarsi (Papa Francesco, 91).
Attualmente i genitori gestiscono le responsabilità che un tempo appartenevano alla famiglia allargata, formata da più adulti, tutti attenti alla crescita dei piccoli. Vi era anche un forte sostegno nella comunità di villaggio in cui le persone estranee all’ambito familiare, venivano riconosciute agenti educativi. Nel corso del tempo la famiglia è diventata mononucleare e si è passati dalla comunità di villaggio alla solitudine urbana. Attualmente i genitori gestiscono responsabilità che un tempo erano condivise da una famiglia allargata e da una comunità di villaggio.
In cosa consiste il cambio di paradigma scientifico e quali sono i riferimenti teorici alla base della valorizzazione delle competenze e del sapere educativo della famiglia, promossa dalla Metodologia Pedagogia dei genitori?
Riferimento della Metodologia è il filosofo Giovambattista Vico, vissuto nel’ 700, la sua formula “verum ipsum factum” (è conoscibile solo quello che viene fatto direttamente) è la base metodologico-scientifica della Pedagogia dei Genitori. I pedagogisti del primo Ottocento come Pestalozzi sottolineano l‘importanza della famiglia, in particolare delle madri, riconoscendo loro un sapere approfondito sui figli. Ritroviamo questa attenzione nel medico e pedagogista Ovide Decroly che considera a tutti gli effetti i genitori degli esperti (Goussot, Introduzione a Moletto Zucchi 2013).
La Metodologia Pedagogia dei Genitori si inserisce nel cambio di paradigma scientifico, il modo di considerare la scienza, iniziato nella prima metà del XX secolo. In tale periodo, viene operata una revisione dei presupposti ontologici, gnoseologici ed epistemologici sui quali si fondano le scienze dell’uomo. È sottoposto a critica il vecchio paradigma positivista, sostituito dalla nuova visione ecologica. L’individuo, prima considerato chiuso in sé e autosufficiente, viene identificato da un sistema di relazioni umane che gli permettono di crescere, di evolvere. In questa nuova visione scientifica la famiglia acquista importanza educativa determinante (Mortari, 2007, p. 31). È il primo ambito formativo: le relazioni familiari propongono la crescita e l’evoluzione del figlio, lo accompagnano nell’ingresso in società. Criteri guida nell’indagine non sono più solo quelli quantitativi, ma anche quelli qualitativi, la razionalità non viene disgiunta dalle emozioni, passando da un concetto di oggettività statica, fredda e distante, all’oggettività dinamica, basata sulla cura e l’empatia (Mortari, 2006, p. 58).
La Metodologia valorizza quindi i percorsi educativi intrapresi dalle famiglie e promuove l’emergere del sapere genitoriale: in che maniera la narrazione diventa strumento privilegiato e trasversale della Metodologia?
Thomas Kuhn (1969) ne “La struttura delle rivoluzioni scientifiche” sottolinea che la scienza è soggetta a rivoluzioni periodiche, strettamente collegate con lo sviluppo storico sociale dell’uomo. Cambia il modo di considerare la ricerca, evolvono metodi e concezioni strutturali. Ne è esempio l’evoluzione scientifica conseguente al passaggio dal geocentrismo all’eliocentrismo. Attualmente metodi di ricerca basati sul positivismo evolvono verso una nuova impostazione che valorizza la visione ecologica della scienza e la narrazione. La persona, considerata dal positivismo monade autosufficiente sempre uguale a se stessa, viene considerata sistema di relazioni in continua evoluzione. L’uomo non può esser determinato da diagnosi o definizioni, quanto considerato intreccio di relazioni. Vygotskij sostiene che ciascuno di noi è una cultura, frutto di una storia. La storia di una persona inizia dal concepimento, cresce ed evolve tramite gli incontri e il superamento delle difficoltà. I genitori partecipano all’evoluzione costruendo con lui itinerari educativi funzionali alla crescita.
Il sapere dei genitori è sapere dell’esperienza che viene comunicata tramite la narrazione. Ha carattere storico culturale, esprime l’evolvere di una persona in un ambito funzionale alla crescita del figlio.
La narrazione identifica l’uomo, permette di documentarne le vicende, le peripezie attraverso le quali evolve. Ogni storia di vita non è replicabile ed è aperta verso il futuro. Le narrazioni strutturano e collegano le vicende umane e permettono di dare loro un senso. Permettono ai genitori di metter a fuoco la personalità del figlio e ne liberano la soggettività. Per descriverlo lo distanziano come fa un artista col soggetto da ritrarre. Lo percepiscono nella sua identità che riproducono narrandolo. Nei Gruppi di narrazione i racconti dei genitori costruiscono ponti di senso tra i partecipanti, realizzando una comunità educante.
Come possiamo, nei nostri diversi ambiti di lavoro, noi operatori sociali, docenti, infermieri, promuovere quotidianamente e concretamente la visione della famiglia come partner fondamentale nei percorsi di cura?
La Metodologia promuove la consapevolezza che infermieri, operatori sociali, insegnanti, educatori, amministratori pubblici hanno a fondamento della loro professionalità la cura dei rapporti umani. Promuovono lo sviluppo delle relazioni che fanno crescere l’uomo, il rapporto mirato alla crescita per eccellenza è la relazione genitoriale. L’attività di cura accomuna le professionalità che si occupano di rapporti umani a quella della famiglia. Sono percorsi che si articolano in forme diverse ma hanno lo stesso fondamento: il rapporto umano; quello dell’infermiere nei confronti del malato, dell’operatore sociale nei confronti di chi ha bisogno, dell’insegnante con l’allievo, dell’amministratore pubblico con il cittadino, e del genitore con il figlio. ecc. L’archetipo delle relazioni di cura in ogni caso è nella genitorialità (Mortari 2006).
La promozione della consapevolezza delle competenze e delle conoscenze educative della famiglia diventa parte della cultura professionale dei professionisti. Si realizza, non quando si parla di sostegno alla famiglia, ma quando si fa appello all’ascolto e all’accoglienza della risorsa genitori, quando nelle attività pubbliche e private viene fatto riferimento alle loro esperienze, al loro sapere che orienta i professionisti nelle scelte operative.
La Pedagogia dei Genitori viene presentata regolarmente all’interno del Bachelor: in che maniera le narrazioni dei percorsi educativi presentate dai genitori diventano occasione formativa per lo sviluppo delle competenze professionali degli studenti?
Le narrazioni in particolare quelle dei genitori diffondono valori in azione che possono esser fatti propri dagli studenti: quali l’Etica del riconoscimento, cioè il conoscere la persona nella sua globalità, tramite la sua storia, in tutte le sfaccettature possibili, con particolare attenzione alle qualità positive.
Gli studenti imparano ad apprendere dall’esperienza, a fare cioè tesoro dell’esperienza, imparare dalla vita stessa, presentata in una strutturazione narrativa, per comprendere il valore della quotidianità, della concretezza e della realtà situata. Allenano inoltre la riflessività, componendo il proprio sapere, partendo da sé, dalla propria esperienza, confrontandola con quella degli altri, in particolare quella dei genitori, arricchendo in modo pensoso il proprio bagaglio di umanità. Viviamo in un mondo che sembra esaltare la negatività e le problematiche. La genitorialità testimonia che solo valorizzando la sostanziale positività di ciascuno è possibile costruire soluzioni di crescita durature. Negli incontri con le famiglie, gli studenti apprendono l’Etica della valorizzazione. I genitori narrando gli itinerari educativi compiuti coi figli sottolineano come alla base della crescita vi è la sua valorizzazione, indicazione che va estesa a tutte le professioni che si occupano di rapporti umani poiché ogni incontro deve potenzialmente essere di educazione reciproca. Sperimentano inoltre l’importanza di entrare in consonanza ed empatia. Componente essenziale dell’orientamento alla cura è la capacità di cogliere l’esperienza degli altri, la possibilità di “capirli” nel senso etimologico della parola: accogliere e fare nostri i loro problemi non nel senso di sostituirci a loro, ma nell’intensa partecipazione.
Un saluto affettuosissimo a tutti i futuri professionisti dei rapporti umani che leggono queste righe. Pensiamo sia necessario unire cuore e cervello, razionalità ed emozione per partecipare alla crescita delle persone che verranno a voi affidate. Siamo convinti che l’alleanza con le famiglie e il loro coinvolgimento da voi promosso permetterà d’aver al vostro fianco esperti di vita e di crescita che daranno senso e valore alla vostra professionalità.
Bibliografia
Bruner J. S. (1990), La ricerca del significato, Bollati Boringhieri, Torino.
De Rosa R. (2017), Narrare l’esperienza: Metodologia Pedagogia dei Genitori, Edizioni del Rosone, Foggia.
Kuhn T. (1969), La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino.
Lopez A. G. (a cura di) (2021), I saperi della genitorialità. La Metodologia Pedagogia dei Genitori, Edizioni del Rosone, Foggia.
Moletto A., Zucchi R. (2013), Metodologia Pedagogia dei Genitori. Valorizzare il sapere dell’esperienza, Maggioli editore, Sant’Arcangelo di Romagna (RI).
Mortari L. (2006), La pratica dell’aver cura, Bruno Mondadori, Milano.
Mortari L. (2007), Cultura della ricerca e pedagogia. Prospettive epistemologiche, Carocci, Roma.
Papa Francesco (2015), La famiglia genera il mondo, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano.
Ruddick S. (1993), Il sapere materno, RED Como.
© immagine http://www.pedagogiadeigenitori.info/
intervista a cura di Donatella Oggier Fusi, docente professionista