Albi illustrati
Albi illustrati - Blog Formazione continua
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In questo blog abbiamo affrontato più volte l'argomento: le storie permettono all’essere umano di immedesimarsi, di assimilare concetti complessi in modo più naturale, di vivere esperienze attraverso le parole.
Se poi parliamo d’infanzia, tutto questo diventa ancora più evidente.
I bambini e le bambine cambiano postura mentre ascoltano una storia, sgranano gli occhi; non stanno solo “sentendo” una narrazione, la stanno a tutti gli effetti vivendo. Le emozioni si leggono addosso e diventano visibili. Non è quindi difficile immaginare come per i e le docenti ricorrere alle storie per introdurre tematiche complesse o affrontare situazioni difficili possa essere una scelta sensata. Meno evidente è, però, ciò che sta attorno e dentro alla didattica a partire dagli albi illustrati. Nell’albo illustrato c’è una storia, ci sono delle immagini, ma c’è molto di più: l’equilibrio perfetto tra questi due elementi inscindibili fa sì che gli albi siano interessanti e utili anche in didattica.
E certamente, è probabile che, chiunque stia leggendo questo articolo, da piccolo si sia trovato fra le mani un albo illustrato senza sapere che lo fosse. Ma quindi qual è la differenza tra gli albi illustrati e gli altri libri destinati all’infanzia? Perché un libro di Roberto Piumini sarebbe diverso da un albo di Shaun Tan? E che cosa significa usare un albo illustrato per insegnare e non solo “intrattenere”?
Approfondiamo il discorso con Sofia Leoni, docente al Dipartimento formazione e apprendimento/Alta scuola pedagogica (DFA/ASP) della SUPSI, maestra di scuola elementare e formatrice nei corsi di Formazione continua dedicati proprio agli albi illustrati.
Sofia spiega che l’albo illustrato (o picturebook) è un libro in cui il significato della storia è creato attraverso l’interazione tra il testo e le immagini. In questo libro le parti verbali e iconiche instaurano tra loro un continuo gioco di rimandi e richiami, tanto da definirsi un insieme indivisibile. Mediante un albo si possono veicolare contenuti, far nascere riflessioni differenti e personali, provocare emozioni, riflettere sulla lingua… Dalla lettura, e la conseguente discussione, è possibile passare ad attività collegate ai contenuti dell’albo o ad alcuni suoi aspetti formali: si crea così un ponte tra la narrazione e il fare concreto.
Insomma, per farla breve, un albo illustrato è un sistema narrativo complesso e interessantissimo, che in classe può rappresentare un enorme aiuto per l’insegnante: è però necessario osservarlo e analizzarlo con attenzione, per comprendere se esso possa rispondere a un bisogno o a un interesse del gruppo-classe. Testo e immagine convivono in un equilibrio costruito con attenzione. Ogni scelta (di stile, colore, ritmo, composizione) è intenzionale, e ogni dettaglio è lì per una ragione: per accompagnare il lettore, o per destabilizzarlo.
Insomma, per farla breve, un albo illustrato è un sistema narrativo complesso e interessantissimo, che in classe può rappresentare un enorme aiuto per l’insegnante: è però necessario osservarlo e analizzarlo con attenzione, per comprendere se esso possa rispondere a un bisogno o a un interesse del gruppo-classe. Testo e immagine convivono in un equilibrio costruito con attenzione. Ogni scelta (di stile, colore, ritmo, composizione) è intenzionale, e ogni dettaglio è lì per una ragione: per accompagnare il lettore, o per destabilizzarlo.
Uso didattico
Il professor Simone Fornara, responsabile del DILS (centro di competenza didattica dell’italiano lingua di scolarizzazione), ha ideato una categorizzazione degli albi a partire dal loro uso didattico.
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Minimalisti
Struttura narrativa essenziale e lineare, testi brevi e semplici, accompagnati da un apparato iconico ridotto all’osso: immagini stilizzate, pochi dettagli, massima
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A catena
Storie costruite su una sequenza semplice ma concatenata, spesso ripetitiva o ciclica. Ogni evento ne genera un altro in una sorta di effetto domino narrativo.
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Emotivi
Albi che puntano dritti al cuore: commuovono, fanno riflettere e risuonano con l’esperienza personale del lettore. La struttura narrativa, sia testuale sia iconica, può essere di qualunque tipo: ciò che conta è l’impatto emotivo.
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Divergenti
Narrazioni che spiazzano e sorprendono, rompendo aspettative. Possono farlo a più livelli: ribaltando un testo noto (come una fiaba), adottando un punto di vista insolito, un registro linguistico inaspettato o una struttura editoriale non convenzionale (es. libri “sbilenchi”, piegati, con tagli o formati non standard).
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Silenti
Albi composti unicamente da immagini, con assenza totale o quasi di testo (a parte il titolo o piccole scritte nei disegni). L’apparato iconico è spesso ricco, dettagliato e articolato, in grado di veicolare il senso senza bisogno di parole.
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Interattivi
Libri che coinvolgono il lettore in prima persona, invitandolo ad agire, rispondere, manipolare o partecipare alla narrazione. La lettura diventa un’esperienza ludica e partecipativa.
Sofia, che differenza c’è fra un albo illustrato, un libro di testo o un libro qualsiasi per bambini?
Come già detto, un albo illustrato è una forma narrativa in cui testo e immagine si fondono per creare un significato unico. Le parole e le illustrazioni si parlano, si completano, sono in relazione costante. Non si può comprendere davvero la storia leggendo solo il testo o solo guardando le immagini: serve l’insieme, l’equilibrio, il dialogo tra le due parti. Bambini e bambine ne sono molto attratti e incuriositi!
In un libro illustrato, invece, il testo è molto più importante rispetto alle illustrazioni (che in proporzione sono molte meno rispetto alle parole); questo non significa naturalmente che i libri illustrati non vadano proposti alla scuola dell’infanzia ed elementare, tutt’altro: sono anch’essi indispensabili, ma è necessario considerare che nel lettore provocano un effetto differente. Così come è necessario che l’insegnante sappia decidere quando è meglio proporre un libro illustrato anziché un albo, o viceversa.
Quali criteri seguite, voi docenti, per scegliere quale albo portare in classe?
Qua è per me doveroso citare Marcella Terrusi, una delle massime esperte internazionali nel campo degli albi illustrati: secondo lei è fondamentale proporre ai bambini storie “divergenti”, non omologabili né omologanti. Storie che non semplificano la realtà, ma la problematizzano. Che non danno risposte già pronte, ma stimolano domande. Che invitano all’ascolto reciproco, al confronto, all’apertura. Storie che mostrano la complessità dell’essere umano, tra bellezza e contraddizione. L’albo illustrato è uno strumento potente per leggere (e decifrare) la realtà, anche quando è dura, complessa, eccessivamente spigolosa.
Lavorare con gli albi richiede competenze specifiche? Quali sono quelle che i e le docenti dovrebbero sviluppare?
Sì, servono competenze specifiche. In quanto docenti bisogna conoscere a fondo le caratteristiche formali e contenutistiche dell’albo. Prepararsi, leggere, rileggere e riflettere. E soprattutto, essere pronti a guidare una discussione profonda con la classe. Gli albi spesso aprono domande “scomode”, bisogna essere in grado di accoglierle, senza censura e con rispetto. Poi, bisogna essere abili didatticamente a progettare le attività a seguito della lettura.
Sofia, puoi raccontarci un progetto legato agli albi illustrati e come possono essere utilizzati all’interno di una classe?
L’albo può essere proposto “gratuitamente”, oppure può essere portato in classe in maniera progettuale, con l’intenzione di lavorare sui suoi contenuti e sulle sue caratteristiche, inserendolo in un progetto didattico strutturato. Quello che è fondamentale è che a seguito della lettura si apra una discussione nella quale bambini e bambine possano esprimersi ed entrare in relazione con le opinioni dell’altro. Dopo la lettura, si crea uno spazio in cui bambine e bambini possono esprimersi, ascoltarsi, confrontarsi.
Ci sono due approcci principali: uno è il metodo “Dimmi” di Aidan Chambers, che parte da domande semplici e concrete (che cosa ti è piaciuto?, che cosa ti ha colpito?) per arrivare, piano piano, alla costruzione condivisa del senso della storia. Un altro approccio è quello analitico: si lavora su passaggi specifici del testo o su alcune illustrazioni chiave, cercando di approfondire. Spesso il confronto orale si trasforma poi, per allievi e allieve della scuola elementare, in attività scritte, individuali o collettive: riflessioni, testi creativi, invenzioni di nuove storie. Possono nascere anche dei veri e propri progetti, che raggiungono il loro compimento nella riscrittura per intero di un albo o nella messa in scena teatrale della storia letta.
Come si prepara una lezione a partire da un albo? Da dove si comincia?
Si comincia dai bisogni, disciplinari o relativi alle competenze trasversali, e dagli interessi del gruppo. Un buon albo può servire per affrontare una tensione in classe, un’esclusione, una difficoltà di relazione, ma anche per riflettere in modo sensato e motivante su un aspetto linguistico e magari specificatamente grammaticale.
Ad esempio, si può usare un albo per parlare del “non ascolto” degli adulti verso i bambini: una tematica delicata, che può far emergere domande importanti. L’insegnante deve farsi trovare pronto/a: non con tutte le risposte, ma con la disponibilità ad ascoltare, a informarsi ulteriormente e ad accompagnare.
Cosa diresti a un collega che ti dice “gli albi illustrati vanno bene per la prima, poi basta”?
Direi che non sono affatto d’accordo. Se l’albo è di qualità, i suoi contenuti sono profondi e complessi, l’albo è adatto anche per ragazzi o ragazze più grandi e per gli adulti. Un buon albo può aprire riflessioni sul senso della vita, sull’identità, sulle relazioni; può introdurre un tema o approfondirlo. Un esempio? Sua Altezza Poltiglia, principessa di fango dell’immensa Beatrice Alemagna: un albo che parla con profondità e delicatezza di rabbia, crescita, autostima, appartenenza. Un albo che non banalizza l’emozione della rabbia, non ne nasconde gli aspetti più negativi, ma li esplora.
Che cosa impara un docente su di sé, lavorando con gli albi illustrati? Hai un esempio specifico?
Può imparare moltissimo. Negli ultimi dieci anni l’editoria per l’infanzia è cresciuta tanto, e oggi abbiamo una ricchezza incredibile di titoli di qualità.
Prendi Due ali di Cristina Bellemo: un albo che parla, con testi semplici e illustrazioni poetiche, della vita e delle esperienze che si tramutano in ricordi, dell’unicità e della morte. È un libro che commuove anche noi adulti e ci spinge a riflettere. Diversi albi possono parlare anche agli adulti, personalmente credo che tutti quelli che affrontano la tematica della complessità dell’essere umano riescono a farlo con estrema facilità.
Ci sono autori o autrici che citate più spesso nei corsi di Formazione continua sugli albi illustrati?
Assolutamente sì, i grandi classici: Maurice Sendak (Nel paese dei mostri selvaggi), David McKee (Non ora, Bernardo!), Beatrice Alemagna (I cinque malfatti), Leo Lionni (Pezzettino). Tutti autori e autrici che sanno parlare ai bambini e alle bambine senza semplificare mai, e che affrontano temi complessi come il non ascolto, l’identità, la paura, la diversità.
Nei nostri corsi proponiamo però anche autori e autrici emergenti; stiamo molto attenti alle nuove uscite di qualità e aggiorniamo costantemente la nostra bibliografia tematica, che forniamo a chi si iscrive alle formazioni.
Quali altre tematiche si possono affrontare attraverso gli albi?
Praticamente tutte. Sta al o alla docente scegliere l’albo giusto, con contenuti adeguati e forma curata. Si può parlare di scuola, collaborazione, solitudine, amore, crescita, esclusione, differenze, morte. Concludo dicendo che gli albi non impartiscono mai “la lezione”, piuttosto offrono spunti, chiavi interpretative, e spingono a porsi tante, nuove domande.
Come già detto, un albo illustrato è una forma narrativa in cui testo e immagine si fondono per creare un significato unico. Le parole e le illustrazioni si parlano, si completano, sono in relazione costante. Non si può comprendere davvero la storia leggendo solo il testo o solo guardando le immagini: serve l’insieme, l’equilibrio, il dialogo tra le due parti. Bambini e bambine ne sono molto attratti e incuriositi!
In un libro illustrato, invece, il testo è molto più importante rispetto alle illustrazioni (che in proporzione sono molte meno rispetto alle parole); questo non significa naturalmente che i libri illustrati non vadano proposti alla scuola dell’infanzia ed elementare, tutt’altro: sono anch’essi indispensabili, ma è necessario considerare che nel lettore provocano un effetto differente. Così come è necessario che l’insegnante sappia decidere quando è meglio proporre un libro illustrato anziché un albo, o viceversa.
Quali criteri seguite, voi docenti, per scegliere quale albo portare in classe?
Qua è per me doveroso citare Marcella Terrusi, una delle massime esperte internazionali nel campo degli albi illustrati: secondo lei è fondamentale proporre ai bambini storie “divergenti”, non omologabili né omologanti. Storie che non semplificano la realtà, ma la problematizzano. Che non danno risposte già pronte, ma stimolano domande. Che invitano all’ascolto reciproco, al confronto, all’apertura. Storie che mostrano la complessità dell’essere umano, tra bellezza e contraddizione. L’albo illustrato è uno strumento potente per leggere (e decifrare) la realtà, anche quando è dura, complessa, eccessivamente spigolosa.
Lavorare con gli albi richiede competenze specifiche? Quali sono quelle che i e le docenti dovrebbero sviluppare?
Sì, servono competenze specifiche. In quanto docenti bisogna conoscere a fondo le caratteristiche formali e contenutistiche dell’albo. Prepararsi, leggere, rileggere e riflettere. E soprattutto, essere pronti a guidare una discussione profonda con la classe. Gli albi spesso aprono domande “scomode”, bisogna essere in grado di accoglierle, senza censura e con rispetto. Poi, bisogna essere abili didatticamente a progettare le attività a seguito della lettura.
Sofia, puoi raccontarci un progetto legato agli albi illustrati e come possono essere utilizzati all’interno di una classe?
L’albo può essere proposto “gratuitamente”, oppure può essere portato in classe in maniera progettuale, con l’intenzione di lavorare sui suoi contenuti e sulle sue caratteristiche, inserendolo in un progetto didattico strutturato. Quello che è fondamentale è che a seguito della lettura si apra una discussione nella quale bambini e bambine possano esprimersi ed entrare in relazione con le opinioni dell’altro. Dopo la lettura, si crea uno spazio in cui bambine e bambini possono esprimersi, ascoltarsi, confrontarsi.
Ci sono due approcci principali: uno è il metodo “Dimmi” di Aidan Chambers, che parte da domande semplici e concrete (che cosa ti è piaciuto?, che cosa ti ha colpito?) per arrivare, piano piano, alla costruzione condivisa del senso della storia. Un altro approccio è quello analitico: si lavora su passaggi specifici del testo o su alcune illustrazioni chiave, cercando di approfondire. Spesso il confronto orale si trasforma poi, per allievi e allieve della scuola elementare, in attività scritte, individuali o collettive: riflessioni, testi creativi, invenzioni di nuove storie. Possono nascere anche dei veri e propri progetti, che raggiungono il loro compimento nella riscrittura per intero di un albo o nella messa in scena teatrale della storia letta.
Come si prepara una lezione a partire da un albo? Da dove si comincia?
Si comincia dai bisogni, disciplinari o relativi alle competenze trasversali, e dagli interessi del gruppo. Un buon albo può servire per affrontare una tensione in classe, un’esclusione, una difficoltà di relazione, ma anche per riflettere in modo sensato e motivante su un aspetto linguistico e magari specificatamente grammaticale.
Ad esempio, si può usare un albo per parlare del “non ascolto” degli adulti verso i bambini: una tematica delicata, che può far emergere domande importanti. L’insegnante deve farsi trovare pronto/a: non con tutte le risposte, ma con la disponibilità ad ascoltare, a informarsi ulteriormente e ad accompagnare.
Cosa diresti a un collega che ti dice “gli albi illustrati vanno bene per la prima, poi basta”?
Direi che non sono affatto d’accordo. Se l’albo è di qualità, i suoi contenuti sono profondi e complessi, l’albo è adatto anche per ragazzi o ragazze più grandi e per gli adulti. Un buon albo può aprire riflessioni sul senso della vita, sull’identità, sulle relazioni; può introdurre un tema o approfondirlo. Un esempio? Sua Altezza Poltiglia, principessa di fango dell’immensa Beatrice Alemagna: un albo che parla con profondità e delicatezza di rabbia, crescita, autostima, appartenenza. Un albo che non banalizza l’emozione della rabbia, non ne nasconde gli aspetti più negativi, ma li esplora.
Che cosa impara un docente su di sé, lavorando con gli albi illustrati? Hai un esempio specifico?
Può imparare moltissimo. Negli ultimi dieci anni l’editoria per l’infanzia è cresciuta tanto, e oggi abbiamo una ricchezza incredibile di titoli di qualità.
Prendi Due ali di Cristina Bellemo: un albo che parla, con testi semplici e illustrazioni poetiche, della vita e delle esperienze che si tramutano in ricordi, dell’unicità e della morte. È un libro che commuove anche noi adulti e ci spinge a riflettere. Diversi albi possono parlare anche agli adulti, personalmente credo che tutti quelli che affrontano la tematica della complessità dell’essere umano riescono a farlo con estrema facilità.
Ci sono autori o autrici che citate più spesso nei corsi di Formazione continua sugli albi illustrati?
Assolutamente sì, i grandi classici: Maurice Sendak (Nel paese dei mostri selvaggi), David McKee (Non ora, Bernardo!), Beatrice Alemagna (I cinque malfatti), Leo Lionni (Pezzettino). Tutti autori e autrici che sanno parlare ai bambini e alle bambine senza semplificare mai, e che affrontano temi complessi come il non ascolto, l’identità, la paura, la diversità.
Nei nostri corsi proponiamo però anche autori e autrici emergenti; stiamo molto attenti alle nuove uscite di qualità e aggiorniamo costantemente la nostra bibliografia tematica, che forniamo a chi si iscrive alle formazioni.
Quali altre tematiche si possono affrontare attraverso gli albi?
Praticamente tutte. Sta al o alla docente scegliere l’albo giusto, con contenuti adeguati e forma curata. Si può parlare di scuola, collaborazione, solitudine, amore, crescita, esclusione, differenze, morte. Concludo dicendo che gli albi non impartiscono mai “la lezione”, piuttosto offrono spunti, chiavi interpretative, e spingono a porsi tante, nuove domande.
Aggregatore Risorse
-
- In presenza
- 12 novembre 2025
- Diurna
- Locarno
- 0.0 ECTS
- 8 ore-lezione
-
- In presenza
- 04 febbraio 2026
- Diurna
- Locarno
- 0.0 ECTS
- 8 ore-lezione
-
- In presenza
- 10 settembre 2025
- Diurna
- Da definire
- 0.0 ECTS
- 8 ore-lezione
-
- In presenza
- 22 ottobre 2025
- Diurna
- Da definire
- 0.0 ECTS
- 8 ore-lezione