Intelligenza Artificiale
La scatola nera: etica e trasparenza nell’era dell’Iintelligenza artificiale aziendale - Blog Formazione continua
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- La scatola nera: etica e trasparenza nell’era dell’Iintelligenza artificiale aziendale
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L’Intelligenza Artificiale (IA), con la sua allure di innovazione e promessa di efficienza, ha rapidamente conquistato la scena aziendale e accademica, dividendo l’opinione pubblica. Sogno della modernità o distopia deumanizzante?
Professionisti e manager si interrogano su come coniugare l’inarrestabile avanzata tecnologica con i principi etici: come assicurare che le macchine, con la loro inesauribile capacità di apprendimento e creazione, servano l’umanità senza sopraffarla? Alberto Termine, esperto di studi sull’intelligenza artificiale e governance aziendale (Istituto Dalle Molle), ci aiuta a fare chiarezza.
Innanzitutto, sottolinea come le problematiche etiche riguardanti l’uso dell’Iintelligenza artificiale in contesti aziendali siano: “svariate e complesse, a partire dalla trasparenza e dall’interpretabilità". Gli algoritmi di machine learning, per quanto straordinari nelle loro capacità predittive, agiscono spesso come delle vere e proprie scatole nere (black box). “È difficile per gli utenti comprendere come e perché i sistemi di IA prendano determinate decisioni”, osserva Termine. Questa opacità mina la capacità di controllo umano, rendendo difficile supervisionare il comportamento delle macchine e verificarne l’affidabilità.
Il concetto di black box assume una rilevanza particolare quando l’Intelligenza artificiale viene utilizzata per prendere decisioni che riguardano direttamente le persone, come nel caso delle assunzioni o della concessione di crediti. Se un algoritmo non spiega perché esclude un candidato o perché assegna un punteggio di rischio elevato a un richiedente, si rischia di perpetuare, o addirittura aggravare, pregiudizi inconsci. Il problema non si limita alla trasparenza. Termine spiega come i modelli di IA: “addestrati su grandi quantità di dati grezzi, possano facilmente assimilare bias esistenti nei dati stessi”. Questi pregiudizi, spesso legati a discriminazioni etniche, di genere o politiche, vengono poi ereditati dai sistemi e si traducono in decisioni potenzialmente discriminatorie. "Per garantire un uso responsabile dell’IA, le aziende devono adottare strategie di controllo rigorose, capaci di identificare ed eliminare la presenza di dati distorti o previsioni influenzate da bias”.
Innanzitutto, sottolinea come le problematiche etiche riguardanti l’uso dell’Iintelligenza artificiale in contesti aziendali siano: “svariate e complesse, a partire dalla trasparenza e dall’interpretabilità". Gli algoritmi di machine learning, per quanto straordinari nelle loro capacità predittive, agiscono spesso come delle vere e proprie scatole nere (black box). “È difficile per gli utenti comprendere come e perché i sistemi di IA prendano determinate decisioni”, osserva Termine. Questa opacità mina la capacità di controllo umano, rendendo difficile supervisionare il comportamento delle macchine e verificarne l’affidabilità.
Il concetto di black box assume una rilevanza particolare quando l’Intelligenza artificiale viene utilizzata per prendere decisioni che riguardano direttamente le persone, come nel caso delle assunzioni o della concessione di crediti. Se un algoritmo non spiega perché esclude un candidato o perché assegna un punteggio di rischio elevato a un richiedente, si rischia di perpetuare, o addirittura aggravare, pregiudizi inconsci. Il problema non si limita alla trasparenza. Termine spiega come i modelli di IA: “addestrati su grandi quantità di dati grezzi, possano facilmente assimilare bias esistenti nei dati stessi”. Questi pregiudizi, spesso legati a discriminazioni etniche, di genere o politiche, vengono poi ereditati dai sistemi e si traducono in decisioni potenzialmente discriminatorie. "Per garantire un uso responsabile dell’IA, le aziende devono adottare strategie di controllo rigorose, capaci di identificare ed eliminare la presenza di dati distorti o previsioni influenzate da bias”.
Una sfida complessa
Un recente studio dell’Università di Cambridge conferma che migliorare l’interpretabilità dei modelli di IA può contribuire a ridurre i rischi legati ai bias, ma avverte che ciò implica sacrificare parte della precisione delle previsioni.
Nonostante i progressi nelle tecniche di spiegabilità, come LIME (Local Interpretable Model-agnostic Explanations) e SHAP (Shapley Additive exPlanations), che forniscono spiegazioni locali e interpretabili per le decisioni dell'algoritmo su singole predizioni, trovare un equilibrio tra trasparenza e accuratezza resta una delle sfide più significative.
La questione della responsabilità nelle “black box” diventa ancora più critica quando si considera l’aspetto legale: “Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) dell’Unione Europea ha introdotto il diritto alla spiegazione, offrendo agli individui il diritto di conoscere il ragionamento dietro le decisioni automatizzate che li riguardano”, spiega Alberto Termine. Applicare questo principio non è semplice, soprattutto in presenza di modelli complessi e opachi. Le aziende si trovano quindi a dover sviluppare non solo soluzioni tecniche, ma anche politiche interne di governance che traducano i principi etici in requisiti misurabili e verificabili.
Nel contesto europeo, aggiunge: “le organizzazioni devono adottare politiche che garantiscano l’allineamento delle tecnologie con i valori espressi dalle normative vigenti, come il GDPR e il più recente EU AI Act”. Questo significa implementare quadri di governance dei dati, promuovere l’accesso aperto alle informazioni e tutelare le categorie vulnerabili.
La questione della responsabilità nelle “black box” diventa ancora più critica quando si considera l’aspetto legale: “Il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) dell’Unione Europea ha introdotto il diritto alla spiegazione, offrendo agli individui il diritto di conoscere il ragionamento dietro le decisioni automatizzate che li riguardano”, spiega Alberto Termine. Applicare questo principio non è semplice, soprattutto in presenza di modelli complessi e opachi. Le aziende si trovano quindi a dover sviluppare non solo soluzioni tecniche, ma anche politiche interne di governance che traducano i principi etici in requisiti misurabili e verificabili.
Nel contesto europeo, aggiunge: “le organizzazioni devono adottare politiche che garantiscano l’allineamento delle tecnologie con i valori espressi dalle normative vigenti, come il GDPR e il più recente EU AI Act”. Questo significa implementare quadri di governance dei dati, promuovere l’accesso aperto alle informazioni e tutelare le categorie vulnerabili.
LIME
LIME (Local Interpretable Model-agnostic Explanations) crea modelli semplici e lineari che spiegano il comportamento dell'IA solo per singole predizioni o casi specifici. Questo avviene alterando leggermente i dati di input per osservare come varia l'output, così da costruire una versione semplificata del modello originale, utile per capire come si è arrivati a una certa decisione.
Possiamo dire che LIME funzioni come un interprete che semplifica le cose: prende una singola decisione dell'IA, modifica leggermente i dati di partenza (come cambiare una parola in una frase), e poi osserva come cambia la risposta. In questo modo, costruisce una spiegazione semplice che permette di capire perché quella specifica scelta è stata fatta. È un po' come chiedere a un cuoco perché ha aggiunto il sale alla zuppa e ottenere una risposta chiara solo per quella singola ricetta.
Possiamo dire che LIME funzioni come un interprete che semplifica le cose: prende una singola decisione dell'IA, modifica leggermente i dati di partenza (come cambiare una parola in una frase), e poi osserva come cambia la risposta. In questo modo, costruisce una spiegazione semplice che permette di capire perché quella specifica scelta è stata fatta. È un po' come chiedere a un cuoco perché ha aggiunto il sale alla zuppa e ottenere una risposta chiara solo per quella singola ricetta.
SHAP
SHAP (SHapley Additive exPlanations), invece, si basa sulla teoria dei giochi e attribuisce un valore a ogni variabile dei dati in base al suo contributo complessivo al risultato finale del modello. Questo approccio assegna importanza alle diverse caratteristiche dei dati, rendendo più chiaro il ruolo di ciascuna nel determinare l'output dell'IA, sia per singole predizioni che a livello generale.
Semplificando, possiamo dire che SHAP usa un approccio un po' più sofisticato, basato sulla teoria dei giochi. In pratica, assegna un "punteggio" a ogni ingrediente utilizzato dall'IA, per capire quanto ciascuno di essi abbia contribuito alla decisione finale. È come fare una valutazione di ogni ingrediente di una torta e scoprire quanto ciascuno abbia contribuito al gusto finale. SHAP non solo spiega una singola decisione, ma aiuta anche a capire il ruolo di ogni elemento in tutte le decisioni prese dall'IA.
Semplificando, possiamo dire che SHAP usa un approccio un po' più sofisticato, basato sulla teoria dei giochi. In pratica, assegna un "punteggio" a ogni ingrediente utilizzato dall'IA, per capire quanto ciascuno di essi abbia contribuito alla decisione finale. È come fare una valutazione di ogni ingrediente di una torta e scoprire quanto ciascuno abbia contribuito al gusto finale. SHAP non solo spiega una singola decisione, ma aiuta anche a capire il ruolo di ogni elemento in tutte le decisioni prese dall'IA.
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Solo attraverso politiche robuste e una Formazione continua di qualità possiamo assicurarci che l’IA diventi uno strumento di progresso etico e sociale...
Alberto Termine
Scopri di piùUna delle sfide principali sarà formare il personale sull’uso consapevole delle tecnologie di Iintelligenza artificiale: “Esistono rischi che non possono essere eliminati con semplici protocolli di certificazione. Educare i dipendenti è fondamentale per garantire un utilizzo informato e responsabile dell’IA”. Le aziende devono sviluppare interventi educativi che non solo rendano i dipendenti competenti sulle tecnologie, ma li sensibilizzino anche sulle loro implicazioni etiche: “affinché diventino promotori di una cultura dell’innovazione responsabile”. Conclude con un invito chiaro: “Solo attraverso politiche robuste e una Formazione continua di qualità possiamo assicurarci che l’IA diventi uno strumento di progresso etico e sociale, capace di migliorare le nostre vite senza comprometterne i diritti”.
Aggregatore Risorse
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- A distanza
- 20 febbraio 2024
- Serale
- Da definire
- 1.0 ECTS
- 12 ore-lezione
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- Modalità da definire
- 26 marzo 2025
- Frequenza da definire
- Da definire
- 2.0 ECTS
- 24 ore-lezione